Inutilia ipotetica – 2

Sono tornata alla base.
Su questi tre giorni ci sarebbe molto da dire. C’è stata molta fatica, poche ore di sonno (ma l’aggettivo ‘poche’ nel mio caso assume un significato particolare – in un’altra vita probabilmente ero un ghiro), molto divertimento, molte corse per non perdere il treno e la mia prima esperienza con il ticketless [andata benissimo, i controllori sembrano pure più gentili – e io che temevo mi odiassero per dovere smanettare con quell’affare nuovo con il gprs che tra l’altro costa otto milioni a quanto pare] che mi ha permesso ieri di non perdere il treno, sebbene stessi quasi per perdere la vita per l’infarto causato dalla corsa pazza e insensata attraverso la stazione centrale. Ci sarebbe moltissimo da dire sul comportamento di un certo genitore di mia proprietà, se non temessi future irreparabili ripercussioni [perchè ormai è noto: prima o poi i tuoi genitori – soprattutto se internettati – scopriranno che hai un blog]. Come già sperimentato all’epoca dei pinguozzi, la tattica funziona così: mi chiedono spiegazioni tecniche su qualsiasi cosa per mesi (dico davvero mesi, per cercare il portatile perfetto, che abbia ciò che desidera – cioè tutto – e che costi il meno possibile) e poi ci si fa convincere dal primo commesso che si incontra che stranamente sosterrà teorie fantascientitiche per vedertene un altro che solo casualmente costa molto di più.