Il principio ispiratore di “Prison Break” è semplice e profondamente sadico: la caccia all’uomo non è destinata a finire mai. Ogni volta, infatti, sembra che i due protagonisti siano vicini alla salvezza e ogni volta succede qualche imprevisto che fa saltare tutto. Certo, è anche il principio su cui si basano tutte le serie d’azione che si portano maggiormente, ma “Prison Break” lo applica con maniacale e scientifica ossessività, tanto che a ogni volta ci si ritrova al punto di partenza. Ovviamente è quel che è successo anche alla fine della seconda stagione, quando Michael Scofield e il fratello Lincoln sono stati infine scagionati da tutte le accuse, ma è bastato distrarsi un attimo per ritrovare Michael in prigione nuovamente. Una prigione diversa e per giunta, se possibile, ancora più sinistra e pericolosa della precedente. Un’altra fuga da pianificare, ovviamente. E senza neanche passare per via.

(Grazia, 06/2008)