Sono cose che fanno bene al cuore 2
Ti viene data una data di consegna del progetto per un esame: venerdì 30. Vi ho già frantumato abbastanza sull’argomento. Ho trovato un po’ di difficoltà nella realizzazione, un po’ per inesperienza, un po’ per non aver adottato fin dall’inizio un diligente metodo scientifico, ma essere andata avanti un po’ come capitava. Il fatto è che quando, poi, mi prende la foga dell’elaborazione mentale (così come coi feed) non riesco più a liberarmene, è una specie di labirinto psicologico da cui devo con le mie forze, e al meglio, uscirne viva e nel quale mi ritrovo rinchiusa ventiquattro ore al giorno, ore del sonno comprese. Non nel senso che continuo a pensare mentre dormo, ma nel senso che non riesco a smettere di pensare e quindi non dormo, fino ad arrivare all’alba del mattino seguente con quegli insopportabili uccellini isterici che cominciano a cinguettare quando è ancora notte (che cazzo vi cinguettate, non lo vedete che è ancora buio? è buio. Lo so, sono ormai le 5, ma è ancora buio, ho detto). Stavolta però era peggio, perchè la data di consegna si avvicinava ed io continuavo ad essere in alto mare e soprattutto – come spesso accade con il debuggging – non avevo la minima idea dell’abisso di errori ed eccezioni che mi sarei trovata ad affrontare continuando a modificare il codice; ero pervasa dal terrore. Per questo lunedì notte erano ormai le 5 del mattino (con gli uccellini galloppanti fuori della finestra e una voglia di radere al suolo tutti gli alberi del giardino) quando, dopo aver rigirato come un calzino la parte client del programma, mi sono resa conto che la causa di tutto il male era banalmente di una variabile globale ridefinita stupidamente all’interno del codice e dell’ormai famoso for, che ero riuscita a scrivere sbagliato per la terza volta (e poi mi chiedevate perchè non volessi usare il for). Il giorno dopo a stento riconoscevo amici e parenti, sentivo un senso di diffuso torpore e avevo la netta sensazione che la testa fosse un gigante pallone aerostatico. E dalla regia mi suggerivano fosse una sensazione simile a una post sbronza: c’è sempre da imparare per un’astemia come me, peccato essersi perso il pre.
Se la faccenda non avesse preso una piega comico-grottesca, però, non ve l’avrei mai raccontato, si tratta di una storia di ordinaria follia domestica che chiunque prima o poi ha sperimentato. Invece oggi, dopo aver finalmente completato l’opera, manco fosse la capella sistina, in risposta ad una mia email in cui chiedevo dettagli sulle modalità di consegna di venerdì prossimo, mi viene detto che la consegna del progetto sarà mercoledì 12. Per qualche secondo mi sorprendo a cercare un 12 aprile nel futuro, poi incredula realizzo che non può che essere il 12 maggio: fra due settimane. Due settimane.
Penso a lunedì notte e alla notte prima, e per qualche istante voglio morire.
C’è dell’ordine dentro di me, c’è della ferrea logica nascosta dentro il cartone animato che odia questi eventi sconnessi, odia l’insensatezza dell’animo umano, che prova una rabbiosa sensazione di spreco nell’aver svolto una fatica sostanzialmente inutile. So che capita spesso nella vita, ma ogni volta mi sento così, rabbiosa. Ed è inutile dirmi, come hanno fatto già tutti, che rappresenta comunque una buona notizia, perchè lo so. Lo so e non riesco a darmene pace.
solo una cosa, amichevole e affettuosa, lo sai… ROTFLONE!!!!!
Io sarei svenuta… un cavolo meglio così lo puoi pensare dopo almeno 24 ore in cui ti sei ripresa dallo shock ;-)) Ti capisco benissimo io uso bigliettini agende etc ma sono talmente casinista , gli appuntamenti e le date proprio… Buona Giornata! Barbara