Il grande tema del giorno (almeno sul microbloggiallo) sembra essere: tacchi o non tacchi. Anzi direi che da quelle parti, e anche da altre, non ci sia proprio alcun dubbio in proposito. Al blog ipotetico – sebbene lo stivale alto che supporta il feed abbia procurato un brivido di emozione – siamo per la libertà di calzatura, perchè abbiamo lottato fin da bambine contro l’ostracismo del non andare scalza che prendi il raffreddore. Amiamo sentire la terra sotto i piedi, misurarla a grandi passi e accarezzarla con decisione ogni giorno. E sognamo un mondo in cui si possa uscire senza scarpe. D’altronde nessuno dotato di un po’ di ragionevolezza (ogni riferimento a sediziose commentatrici non è puramente casuale), può negare il fascino dei tacchi, soprattutto – e questo resta il punto – per chi li porta.
A parte queste imprescindibili considerazioni, in realtà quel che volevo dire è che per tutto il giorno la discussione non ha fatto altro che farmi tornare in mente uno dei più grandi Fishism del nostro genio del male preferito (astenersi permalose).
"Georgia, give me your shoe. Why would a grown person wear these?
They are hugely uncomfortable, make it easier to fall, cause back problems, but, hey — call it fashion.
What kind of person would spend an equivalent of two years painting her face and plucking out her eyebrows, and putting silicone or saline in her chest?
There is a name for this kind of person, ‘woman’.
Why? Because, we ‘men’ like it.
Don’t talk to me about equality.
Don’t tell me you aren’t disabled."
“Georgia, give me your shoe. Why would a grown person wear these?
They are hugely uncomfortable, make it easier to fall, cause back problems, but, hey — call it fashion.
Ecco, questo fishism è risuonato anche in casa mia, quando mio padre ha visto l’ultimo paio di stivali che mi sono comprata.
Brain
i’m disabled. ditemi qualcosa che non so.
Già, disabled. E io da quando ho l’età della ragione continuo a chiedermi perché troppe donne continuano a farsi male da sole in questa maniera. Sì, anche questa è questione di politica di genere. Permettiamo ai maschi di imporre i loro modelli estetici anziché cercarne di nostri, anzi ci prostriamo davanti ai loro modelli estetici, li facciamo nostri. Personalmente, mi spendo e mi sono sempre spesa nel reindirizzare questi parametri estetici in una direzione radicalmente diversa.
sediziosa commentatrice: la questione è un po’ diversa (e l’ho anche già esposta nel post), ma tanto tu fingi di non capire e allora io fingo di non risponderti ;).
sere: già, era scontato, ma dovevo.
non solo ma anche: il mio modello estetico – esistenziale, ti dirò – è che voglio essere circondata da cose belle e persone felici. è addirittura troppo facile quando la cosa bella è una scarpa e la persona felice l’uomo che amo.
Il falto è che non vedo la bellezza in un oggetto scomodo. Mettimi davanti la scarpa che giudichi più bella del mondo ma con un tacco sia pure minimo e io la vedo comunque brutta perché io ho un altro standard di bellezza. la questione del maro/grasso: per i miei standard di bellezza una eprsona magra non sarà mai bella. Potrà avere un bel viso ma fisicamente sarà comunque e indiscutibilmente brutta.
Sere, cara, lei mi fa felice anche scalza.
Come dice? Non sono io “l’uomo che amo”? Ah.
alice: chiarivo la mia risposta al tuo problema di estetica del maschio dominante. poi, a me non piace la frittata ma non ne faccio una questione politica.
sir: certo non il primo, certo uno dei.
Mi sento meglio, grazie.
sono terribilmente gelosa.
Ma la frittata non è una questione di genere. Tutto ciò che attiene al genere invece è inerentemente politico: sarebbe come chiedere a una legge di non essere inerentemente politica ^_^
sarebbe come chiedere a te di non fare lo show-polemico su qualunque cosa.
mae: anche tu, anche tu.
mi piacerebbe poter portare i tacchi alti, invidio chi riesce a farlo con eleganza. è che sono vagamente elefantiaca anche con le pantofole :-
Ma parliamo dello stivale alto che supporta i feed.
Mae, cara, lei è gelosa di chi? Non mi dia un altro colpo al cuore (nemmeno più in basso, ecco).
di lei sir, che lancia lusinghe alla sacerdotessa gialla nei miei commenti.
Devo tutto, a quella donna. E’ lei che mi ha eletto a Primo Giallino del Mese. Ho anch’io un cuore, cosa crede?
Ma non si senta trascurata, diamine. Io la penso. E non mi faccia dir di più.
tutti dobbiamo tutto a quella donna. Questo lo capisco. Ma son vezzi femminili a cui è difficile rinunciare.