Aldo Grasso è arrivato là, dove nemmeno il blog ipotetico è mai giunto prima. Di seguito alcuni stralci significativi.
Adesso che Desperate Housewives ha ricevuto la benedizione di Laura Bush diventa più facile sostenere che la buona tv, la tanto ricercata tv di qualità, esiste da tempo. [E adesso non dovremmo mica ringraziare Laura Bush?] Anzi, non c’è mai stata una tv tanto vitale, intelligente e ricca di risonanze metaforiche e letterarie come l’attuale. Sembra quasi un paradosso, ma spesso si fa fatica a trovare un romanzo moderno o un film che sia più interessante di un buon telefilm. [ma dai?] C’è in giro, ad esempio, un’opera che rappresenti un viaggio metafisico fra i segreti del Male più avvincente di Twin Peaks? […]
Da quando le reti satellitari hanno permesso di seguire con regolarità le serie televisive (considerate prima come un riempitivo, suscettibile di ogni alterazione in palinsesto), ci si è finalmente accorti che il telefilm è il genere che meglio d’altri rappresenta le molteplici spinte, contrastanti e spesso irrazionali, dei nostri giorni ["da quando le reti satellitari"? ah beh allora buongiorno]. Naturalmente, la straordinarietà di molti telefilm sta nella scrittura con cui queste vicende si legano e si dipanano, si sostengono e si rilanciano nell’obbligatorietà degli appuntamenti settimanali. Sorrette, in genere, da un’ottima sceneggiatura e da un ritmo calibratissimo, le storie presentano quasi sempre due risvolti: uno «esterno» e uno «interno»; uno pubblico, riguardante un tema che coinvolge la comunità, e uno più intimo, più privato. […]
La sensazione è che nei telefilm americani si lavori per una nicchia che sta diventando sempre più decisiva nella spartizione dell’audience, per un linguaggio sciolto da ogni vincolo di obbedienza ideologica o sociale. [Di nicchia? ha detto "nicchia"? in america? sto sognando? sta sognando lui? è tutto un incubo? a qualcuno qui sfugge qualcosa, a me o a lui voglio dire]
[E infine l’apoteosi] Il dato più significativo è questo: i telefilm sono pieni non solo di citazioni attinte a piene mani dalla grande letteratura, dal grande cinema, dal grande teatro, ma trasudano strutture narrative, tecniche figurative, procedimenti «rubati» a modelli alti. Ripetizione, standardizzazione, ripresa, serialità: tutti fenomeni che non sono tipici della tv ma che attraversano da sempre la produzione letteraria mondiale e, se mai, rivelano ora nuove dinamiche della creatività, nuovi ritmi imposti dalla produzione industriale. E’ difficile che un ragazzo si accosti ancora alla grande narrativa ottocentesca, che affidi le sue pene d’amore a un libro di Stendhal, di Jane Austen, persino di Cesare Pavese, che cerchi di placare le sue angosce esistenziali con Henry James o Joseph Conrad o Franz Kafka. Ma è molto probabile che lo stesso ragazzo sappia tutto di O.C., di Beverly Hills, di Dawson’s Creek ed è molto probabile che in queste serie trovi soluzioni linguistiche tratte dagli autori appena citati (ben conosciuti dagli sceneggiatori). Stessa cosa per il cinema, gli evergreen, la moda. Succede insomma che l’educazione sentimentale degli adolescenti di tutto il mondo si formi ora sui telefilm di «formazione». [e il resto è storia]
L’articolo completo è qui. L’articolo sul Telefilm Festival, che si svolgerà a Milano nel prossimo week end, invece è qui. Il programma del Festival è qui. E mi raccomando i telefilm di formazione.
quest’uomo ha scritto questo articolo in evidente stato di ebrezza, non so provocato da quale droga o alcolico. consiglio al signor GRASSO di rivedersi TUTTE le serie di un medico tra gli orsi, e di imparare a memoria le puntate in cui chris del mattino declamava heidegger a voce alta, o un altro qualcune filosofo a piacere. sono sdegnata. :)
Sicuramente da quando c’è il percorso inverso e cioè attori cinematografici che dai film vanno verso i telefilm, la qualità e la profondità delle storie è notevolmente migliorata (Esempio recentissimo Gary Sinise a CSI NY, ma anche Sex and the City oppure The Practice, per non parlare di West Wing). John
Maccome i telefilm non sono TUTTI per qualche verso “di formazione” ?! ;)
Io personalmente ho scritto al Grasso per bacchettare l’assenza di un minimo riferimento a WW. Eccheccazzo!
burp: ma tu pretendi davvero tanto ;)