Complici un paio di amici che mi hanno portato sulla cattiva strada, sfidando le perplessità e le risate di tutti quelli a cui l’ho confessato, dopo anni sono andata a pattinare sul ghiaccio. Ho scoperto che pattinare è un po’ come andare in bicicletta, dopo un paio di giri si riprende la mano. Ho scoperto che ci sono ancora quelli che si mettono a chiacchierare in circolo bloccando un pezzo fondamentale della pista (nel caso specifico eravamo noi). Ho scoperto che ci sono ancora quelli che un istante prima di cadere decidono di coinvolgere qualche ignaro pattinatore che a sua volta ha notevoli problemi di equilibrio. E ho scoperto un mondo nuovo di cui ero totalmente all’oscuro. Ho scoperto cioè che una pista di città ha delle caratteristiche che a una pista di montagna mancano. Ho scoperto che ogni pomeriggio frotte di adolescenti, conciati come se dovessero andare a fare lo struscio a via del Corso, si infilano i pattini e vanno a fare lo struscio su una pista di ghiaccio. Ho scoperto ragazzine con lughissimi orecchini alla moda, ombelichi all’aria (gelida) e fondoschiena in esposizione che si comportano come se a via del Corso ci fossero davvero.
Ho scoperto, infine, che calzare quei pattini fa tornare adolescenti anche quelli che adolescenti non lo sono più da un pezzo. E poi se ne accorgono quando con sommo sgomento si scoprono a pensare le stesse cose di allora. Non intendo lo stesso tipo di cose, ma proprio le stesse. Intendo dire cose tipo chissà se ragazzo-carino-della-scuola mi vedesse adesso mentre pattino leggiadra, un attimo prima di renderti conto che non solo ragazzo-carino-della-scuola non si è mai accorto della tua esistenza, ma che probabilmente adesso ha due figli e un lavoro fisso.

7 Comments

Comments are closed.