Disinformazione storica. Sul Corriere della Sera di sabato Luciano Canfora se la prendeva un po’ con Roma e ne sottolineava gli errori più gravi (quello di Azia – a dire il vero – mi sembrava un po’ un pelo nell’uovo, ma non è ciò che conta): qui l’articolo.
Farfalline rosse. Non dubitavate? Eccoli subito all’attacco (via della serie):
Afferma il presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori, Antonio Marziale: "Nell’immaginario collettivo infantile la farfalla è sinonimo di libertà, in Rai invece è rossa e segnala proibizione, come quella che venerdì sera ha campeggiato per l’intero prime time della seconda rete a causa della messa in onda della fiction ‘Roma’ particolarmente cruenta e che ha fatto registrare all’Osservatorio sui diritti dei minori vibrate proteste. Plurime riproposizioni di amplessi tra virili centurioni e donne costrette a soggiacere, lessico altamente scurrile e omicidi a iosa forse rispecchiano fedelmente la storia dell’epoca ma sono improponibili in una fascia protetta. Chiedo pertanto al direttore di rete, Antonio Marano, e al direttore generale, Alfredo Meocci, di voler spostare l’orario dopo le 22:30, in accoglimento di una esigenza sociale sensibile e non più eludibile con l’esposizione di una sterile farfallina rossa".
Scene tagliate. Alcune delle scene tagliate nella versione per la Rai:
"Nella versione italiana non si vedrà la scena incestuosa di sesso fra i due fratelli Ottaviano e Ottavia. Si glissa anche sulle immagini del giovane Ottaviano assalito dai predoni che gli prendono tutto, anche l’innocenza. Qualche ritocco anche e soprattutto sui nudi maschili: modificata la scena in cui Marco Antonio sta uscendo da una tinozza e viene asciugato da un drappo rosso (nella versione Rai il drappo è attorno ai fianchi) e quella in cui uno schiavo appare nudo frontalmente."
Col culo. Noi vogliamo più sangue e più sesso e più culo, appunto.
Mi sento così vecchia ad aver studiato sulla sua letteratura greca alle superiori.
e se ci metti pure la censura alla pubblicità con Rocco Siffredi, capisci bene quanto siamo messi male…
Ossequi,
A.