Oggi stavo sistemando delle cassette; le tipiche cassette che registro, appoggio vicino al televisore e lascio lì per millenni, senza etichetta, senza nessun segno che ne indichi il contenuto. Inevitabilmente ne perdo completamente traccia nella mia memoria e non posso più nè riutilizzarle nè catalogarle senza rivederle da capo (perchè a volte ci sono registrate cose diverse una dietro l’altra). Così restano lì per mesi, a volte per anni, finchè non mi decido a fare la madre di tutte le catalogazioni. La maggior parte delle volte, però, so che almeno in parte dovrebbero contenere qualche puntata di ER, che quindi nella più sfrontata delle ipotesi dovrei non solo rinominare ma anche catalogare secondo il numero della stagione, e possibilmente con numero e – udite udite – nome della puntata in inglese – facile – e in italiano – molto più difficile. Non vi stupite troppo: per le prime quattro stagioni l’ho fatto per davvero, ma da quando ho perso la passione furente, anche la catalogazione è diventanta un compito più noioso – beh diciamo ancora più mostruosamente noioso.
Comunque dicevo: oggi mi serviva una cassetta vuota – dovevo registrare per conto terzi “La meglio gioventù” – e quindi ho affrontato coraggiosamente le 7 cassette rimaste in incognito. Durante il mio diligente compito mi sono vista carrellate di scene ormai dimenticate. Fin dalla prima cassetta ho capito che le registrazioni erano evidentemente molto datate: tre – forse quattro – anni indietro. Residuati bellici della programmazione che non avrei mai immaginato. Pezzi di Dawson Creek in erba, Ally Mcbeal giovanissima, Friends [oh mio dio la puntata di Las Vegas] e poi immancabilmente ER. Un tuffo al cuore: c’è ancora Doug. George ha dei capelli assurdi: quinta stagione sicuramente [ebbene sì, riesco a riconoscere le stagioni di ER dal taglio di capelli di Clooney, ah.]. C’è anche Carol (è il periodo dell’ambulatorio [1]), Benton e Lizzie si baciano sul tetto dell’ospedale, Lucy Knight è già disponibile a rendersi insopportabile, Romano esibisce stronzagini contro – oh mamma – Maggie Doyle. Sembra preistoria. A ripensarci: è preistoria.
Tutto questo non era riuscito ancora a colpirmi. Anche perchè la quinta stagione l’ho visceralmente odiata e probabilmente anche per questo quelle cassette son rimaste lì abbandonate e derelitte. Non l’ho odiata perchè ci ha strappato Doug per sempre dalle braccia, ma per come ce lo ha portato via, per averci regalato un addio insensato e deludente, per aver dovuto sopportare storie di co-protagonisti costruite per dimostrare di non aver più bisogno di lui, quando non c’era neppure necessità di farlo. Ma tutto questo oggi non c’è più, ci sono le scene di inizio quinta stagione e tutto sembra ancora lontano e impossibile. E poi: Ciccio è fuori, nel cortile del pronto soccorso, Doug esce e si avvicina, rimangono uno accanto all’altro, non si guardano, gli chiede qualcosa – non sento neanche cosa gli dice – ciccio risponde frasi malinconiche “pensava di volerlo, ma ora ha capito che è qui che vuole restare“, si guardano, si capiscono. Allora decidono di tornare dentro e mentre stanno attraversando la solita porta scorrevole Doug bofonchiando pronuncia… – beh lo sapete – il suo “ma porca…” [2]. Fine della scena. Voi che siete lì davanti da nove stagioni lo capite: questa scena non è nient’altro che il vero ER. Come le altre milioni di scene che ci ricorda, che non sono questa, ma è lo stesso. E per un attimo [sì, questo è decisamente il mio colpo basso della serata] anche quella lì, quella immancabile in tutti i ricordi, quella di Union Station, quella di “corri ciccio corri“. E’ così che oggi tutto acquista di nuovo un senso, perchè non solo ho ricordato e ripercorso il motivo che mi ha tenuto incollata a quel televisore (e a quelle cassettine) per nove lunghe stagioni, ma l’ho rivissuto intensamente per qualche istante e francamente mi son sentita molto meglio.



[1] E per questo ho scoperto che l’antipatica infermiera che lavorava con Carol all’ambulatorio era nientepòpòdimeno che l’altrettanto antipatica moglie del senatore Palmer (24): si vede che l’antipatia è uno dei tratti fondamentali della sua carriera artistica.
[2] che poi in realtà non è suo, ma del meraviglioso Fabrizio “la voce di Doug” Temperini, che lo ha creato e calzato a Doug come la tutina di un bambino. E se il simpatico Alessio “la voce di carter” Cigliano prova ancora a utilizzarlo per Carter giuro che faccio un putiferio, altro che civile protesta.





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