La bambina e il suo salmone

Il treno è un posto privilegiato per osservare le tipologie umane, è un posto eccezionale anche per testare il tuo grado di sopportazione del genere umano, è un posto avvantaggiato per intraprendere studi comportamentali, anche di se stessi si intende. Ci sono varie categorie di viaggiatori: quelli che si chiudono a guscio (le cuffiette, un libro e il gioco è fatto) e pretendono di non venire a contatto con gli altri, quelli che cercano di socializzare ad ogni costo (anche quando il loro interlocutore ha chiaramente fatto capire di non essere interessato) e quelli che oscillando tra gentilezza e buonvicinato socializzando quel tanto necessario. Io non sono di un partito preciso, cambio di volta in volta a seconda dell’umore e soprattutto a seconda del vicino.

I compagni di viaggio di ieri, però, erano abbastanza singolari. Davanti a me avevo una signora con una bambina di 7-8 anni, all’inizio pensavo fossero madre e figlia. La ragazzina era paffutella, walkman munita e organizzatissima grazie alla sua piccola borsetta contieni-qualunque-cosa. La signora era abbastanza strana, parlava in un modo cantilenante e rivolgeva con tono preoccupato una serie ininterrotta di domande abbastanza sciocche alla bambina, che invece prontamente spiegava tutto con precisa esattezza e tono rassicurante. All’inizio ho pensato ad un simpatico ‘gioco di ruolo’ tra madre e figlia, successivamente quando la bambina ha cominciato a fare avanti e indietro dal bar per prenderle del cibo spiegando con sicurezza e protezione cosa le convenisse mangiare in relazione anche al costo, ho cominciato ad avere dei dubbi. La bambina, comunque, aveva fino a quel momento tutta la mia simpatia.
A metà viaggio però la bambina, dopo aver mangiato tutto il mangiabile del treno, decide sia il momento del salmone. La signora sostiene che il salmone in dotazione alla bimba (avvolto con cura e riposto in una busta) debba andare ai fantomatici omini che le ospiteranno, la bambina invece non ha la minima intenzione (e mi pare giusto ) di dare tutte quel bel salmone ai loro amici: a loro darà solo una piccola parte e il resto (tutto il resto) lo terrà per sè. La signora ribadisce che il volere della mamma (e lì capisco che non sono madre e figlia) è di regalarlo interamente, ma la bambina sdegnata è intenzionata a tenersi il salmone affumicato in camera per tutta la permanenza pur di non regalarlo. Seguono momenti di interminabile discussione, finchè la bambina decide di chiedere conferma telefonando alla mamma. Prontamente la mamma le dà ragione affermando che devono regalarne solo un po’ per far cucinare la pasta mentre il resto può mangiarselo la bimba. Discorso chiuso. Il bello però arriva mentre siamo fermi alla stazione di Firenze, la signora si distrae un attimo e la bambina ne approfitta per mangiarsi il suo tanto agognato salmone. Apre la busta, ne stacca dei pezzettini con le mani e se lo mangia così nel mezzo della carrozza dell’Eurostar. Non lo mangia tutto però, il resto lo incarta di nuovo e lo ripone. A quel punto la carrozza è ormai invasa da un simpatico odore di pesce, che aumenta a dismisura in prossimità della ragazzina malgrado un accurato lavaggio di mani. Poi quando la bimba decide di sedersi accanto a me nel posto lasciato libero, la situazione si fa ancora più spinosa. Io, che adoro il salmone, francamente non avevo mai notato puzzasse tanto, o forse quello puzzava particolarmente, non so, so solo che ho sperato di svanire da quella poltrona. Finalmente il problema si risolve quando la ragazzina decide di usare una cremina magica presa dalla sua borsetta della salvezza.
Il viaggio prosegue con altre dinamiche gesta della piccola, ma molto meno insolite per un navigato frequentatore di pendolini.







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