Ancora su 31 canzoni
Continua la lettura. Nel capitolo dedicato a “I’m like a bird” di Nelly Furtado, Hornby – perchè non si possa fraintendere – si lancia in un accorata auto-giustificazione del perchè gli piaccia questa canzone e del perchè può perfino piacere una canzone pop(!). E’ bello vedere che anche persone più illustri di me sentano il bisogno di giustificarsi per alcune preferenze musicali
, è una sensazione che mi è frequentemente familiare. Il discorso secondo me raggiunge punte un po’ imbarazzanti di autodifesa (“Quindi, sì, è una canzone usa e getta. E con questo? Cosa c’entra con il valore che attribuiamo alla musica pop?”), ma probabilmente c’è dietro un dibbbattito interno di cui sono all’oscuro.
Comunque all’interno di queste considerazioni c’è un punto che ha attirato la mia attenzione perchè si riferisce a quel che mi succede quando entro in ossessiva fissa. Eccone un brano:
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La canzone che mi ha fatto uscire piacevolmente di testa negli ultimi tempi è I’m like a Bird, di Nelly Furtado. Sarà la storia a giudicare se Ms Furtado si rivelerà una vera artista: ho il sospetto che non cambierà il nostro modo di vedere il mondo, ma non posso dire che me ne importi più di tanto: le sarò sempre grato per aver creato in me il bisogno narcotico di ascoltare e riascoltare la sua canzone. Dopotutto è un bisogno innocuo e facile da soddisfare, cosa già abbastanza rara in questo mondo. Non voglio neanche provare a difendere la sua canzone e a dire perchè è meglio di un’altra, secondo me è un ottimo brano pop, con un languore sognante e un consapevole ottimismo che la contraddistingue immediatamente dalle sue anemiche e rachitiche sorelle. Il fatto è che qualche mese fa neanche esisteva, almeno per quanto ci riguarda, e ora eccola qui. Questo, di per sè, è già un piccolo miracolo.
Secondo una teoria di Dave Eggers, ascoltiamo e riascoltiamo canzoni – quelli di noi che lo fanno, almeno – perchè dobbiamo “risolverle“. E’ vero che nei primi approcci e nella fase del corteggiamento di una nuova canzone si passa attraverso una specie di confusione mentale. Ad esempio, c’è un passaggio di I’m like a Bird, verso la metà, in cui la voce si sdoppia su una frase, e l’effetto – specialmente per chi non è musicista, per chi ama e apprezza la musica ma rimane stupito e sedotto di fronte al più semplice dei trucchi musicali – è quello di una droga succosa e fresca.
Di sicuro fra poco sembrerà già secca e stantia. Tra non molto avrò “risolto” I’m like a Bird e non vorrò più sentirla così spesso – dopotutto, una canzone pop di tre minuti non può custodire i suoi misteri a lungo.
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Evidentemente devo “risolverle” anche io
. Avevo pensato a questa cosa milioni di volte, non esattamente in questi termini, ma ci è arrivato molto vicino. Indubbiamente, però, ci impiego un bel po’ a risolverle visto che affinchè una canzone mi stufi ci vogliono davvero moltissimi ascolti, moltissimi mesi di ascolto a volte.
Ho notato più volte il lento procedimento di assuefazione alle canzoni che mi piacciono: spesso sono attratta da passaggi che per qualche motivo mi affascinano ed all’inizio ascolto la musica con un’ansiosa attesa del punto incriminato. Con il tempo però comincio a “riconoscere” ogni parte della canzone, poi le parole; infine arriva il giorno in cui durante l’esecuzione conosco esattamente ogni passaggio rispetto all’intera estensione e cosa succederà immediatamente dopo. A questo punto se la canzone non ha avuto un grosso impatto su di me, smetto di ascoltarla ossessivamente, altrimenti mi godo per altre milioni di volte questa ormai totale “consapevolezza” – fino a che le mie orecchie non ne potranno veramente più.
Un altro termometro di “persistenza” è il riascolto dopo un periodo di pausa. Anche canzoni che in un primo momento hanno sbancato il boxoffice dei ri-ascolti potrebbero miseramente fallire questa prova. In questo modo spesso scopro quelle che mi sono realmente “rimaste”. Ad un ascolto successivo, infatti, alcune perdono la loro emozione, non c’è più quel pathos iniziale – puff sparito. Non c’è più quella giostra musicale che ti accompagna per un paio di minuti, tutto è irrimediabilmente piatto e banale. Queste canzoni hanno fallito la loro segreta missione e verranno tolte dal mazzo dei veri tormentoni.
6 Comments
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Oh dea*, dato che ho appena preso il libro “31 Canzoni”, e dato che sono in fase di lettura vorace come non mi capitava da sei mesi a questa parte, oltre ad “Alta Fedeltà”, che altro libro mi consigli di Hornby?
“un ragazzo”, caro figlio, anche “come diventare buoni” se hai capacità di sopportare la vergogna.
High Fidelity comunque e’ il migliore.
e poi – per il fantallenatore che è in te – c’è ‘febbre a 90’, persino io l’ho divorato :)
io personalmente consiglierei Febbre a 90′ che a me è piaciuto perfino più di Alta Fedeltà, ma non so se fa lo stesso effetto a un *non* tifoso. Poi ci sono quelli che ti ha consigliato Inve, ma io non gli ho ancora letti.
no no, cara martuccia non c’e’ paragone, championship vinil rulez!
Grazie a tutti… :-)
Dato che in un’oretta e mezza ho finito “31 canzoni”, ho idea che la mia libreria sentirà molto presto parlare di me…