11/9

Non so mai cosa dire, non so mai cosa dire su questo giorno, non che non abbia cose da dire ed emozioni in proposito, ne ho fin troppe, ne ho milioni che si accavallano e non riesco a trovare quella adatta. Mi viene il dubbio che non ci sia. Per questo di solito me ne sto zitta, in un silenzio denso di pensieri. A volte leggendo o sentendo gli altri ho l’istinto di replicare, di aggiungere, di sottolineare, ma poi le mie parole sistemate in una frase o scritte su una pagina bianca appaiono così banali e vuote (proprio come queste), giusto un pallido eco di quel che avrei nella testa.
C’è chi oggi, però, ne ha parlato, ne ha saputo parlare. Mi limito a lasciarvi le loro parole. Jason, Superbimba, Wittgenstein, Gianluca Neri, Freddocane, Robba.

“Mi ricordo esattamente cosa stavo facendo” è una frase che ho sentito spesso a proposito dell’11 settembre, mi colpisce maggiormente in questo caso forse perchè sono troppo giovane per rapportarmi ad altri eventi che hanno generato le stesse espressioni. Perchè ovviamente vale anche per me. Due anni fa ero proprio davanti alla tv, stavo guardando The Practice, il tg2 lo ha interrotto per dare la notizia, il secondo aereo aveva appena colpito la torre. Ho impiegato qualche minuto per rendermene veramente conto e ho cominciato a fare un angosciante e impotente zapping. Poi ho telefonato. D’altra parte – come dalla mia – qualche parola e poi silenzio. Per minuti, ore.






2 Comments

  • Io so che costa stavo facendo. Non me lo ricordo, ma lo so. Avevo due anni e stavo probiblmente giocando, inconscia del fatto che stavano ammazzando il presidente Allende e il sogno del Cile. Perché l’11 settembre non è stato solo uno, e tendiamo a scordarci quello che finora ha fatto più morti.

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