Black-out ipotetico

La ragazza ipotetica alle 3.30 era sveglia, aveva stramaledetto la sua salute perchè ancora malaticcia non aveva potuto andarsene in giro per la notte bianca e imbronciata aveva rinnovato le consuetudini da nottambula. Doveva essere una notte bianca, si è trasformata in una notte in bianco.

Via la luce, via internet, spento il pc. Buio. Tutto il quartiere al buio, le sirene assordanti degli allarmi sembrano milioni e da questo capisco che è un guasto molto esteso nella zona. Comincia quasi contemporaneamente una fitta pioggerellina – che continuerà per ore – è tutto un po’ surreale. Quasi non capisco.
Un veloce scambio di messaggini via cellulare mi fa intuire subito che c’è qualcosa di piu’ anomalo. « Scusa, è andata via la luce » … « anche qui è andara via la luce ». C’è un attimo di incredulità, di ironico stupore. Due persone a centinaia di chilometri di distanza sono al buio e sono cadute al buio contemporaneamente, penso « o è una spettacolare coincidenza oppure è una cosa davvero grossa », per qualche istante c’è anche un po’ di paura – cosa cavolo starà veramente succedendo? – che cerco di far svanire pensando ad altro. Qualche minuto di fantomatiche supposizioni e poi un lampo «cazzo la notte bianca! sono tutti in giro e… piove», la cosa assume contorni sempre più grotteschi. Passano minuti su minuti e intanto brancolo nel buio di casa aiutata dalla luce del display del mio telefonino (so già da me quanto questa immagine risulti ridicola). Il tempo passa e la curiosità aumenta, riesumo da un angolo sperduto di casa il mio caro vecchio walkman che ha anche la radio, ci sono due pilette molto scariche ma sufficienti per sentire appena qualcosa, riesco a captare malamente notizie sparse, ma non c’è dubbio: tutta l’Italia è al buio. Me ne vado finalmente a letto pensando che al mio risveglio ritroverò tutto funzionante.
Alle 9.50 , invece, quando il cellulare ormai moribondo esala l’ultimo respiro insieme allo squillo pattuito, apro gli occhi ed è ancora tutto spento. Non è ancora tornata la luce a Roma. Mi sembra impossibile, ma la mamma (attentissima alla sua radiolina) mi conferma subito, parte anche con un ragguaglio veloce, ma io già so. Mentre barcollo ancora stordita, dalla radiolina parte la voce di Luca Sofri – cavolo sto perdendo l’inizio! – poi un attimo di perplessità: «mamma che fai ascolti sofri ed emmebi?», lei imperturbabile (senza neanche chiedermi chi cavolo sia emmmebbi) « sì, certo, sto seguendo radio rai per avere notizie». Quasi quasi converto anche la mamma… ma non ora: pile nuove trovate, me ne rivado a letto con il mio walkman che è meglio. Quando alle 11.30 mi alzo di nuovo, però, non c’è ancora traccia delle luce che arriverà solo mezz’ora dopo, appena in tempo per rianimare i cellulari e cordless della casa simpaticamente defunti proprio durante questa notte.

Telefoni rianimati, televisore no: il mio televisore infatti ha deciso che per lui era troppo, stare senza corrente per tutte quelle ore richiedeva troppo impegno psico-fisico, così quando tutta la casa ha iniziato a ri-illuminarsi di piccole lucine, lui ha deciso che la sua l’avrebbe tenuta spenta, ha. Ora ho la luce, ma non la mia tv.









4 Comments

Comments are closed.