Tocca anche a me


Dopo tutti i milioni di post sprecati nell’attesa de Il ritorno del Re, ci vogliono almeno una manciata di parole alla conclusione di questa trilogia.
Disclaimer: inevitabilmente nel seguente post si citeranno molte scene del film, quindi spoiler, ho detto spoiler e ancora spoiler.

» Into the west – Annie Lennox

Necessaria premessa da puntigliosa – neanche troppo – lettrice tolkiana:
Come prevedibile, come ne Le due Torri e meno nella Compagnia (che secondo me è quello più fedele sotto un certo punto di vista), ci sono moltissime discordanze rispetto al libro: alcune più fastidiose, altre meno. Alcune inevitabili, altre più incompresibili. Vi confesso che alcune precisazioni da ‘stronzopuntisti’ (Secca dixit) a volte mi urtano leggermente, ma questa è una premessa puntigliosa e non posso esimermi. Ci sono e ce lo aspettavamo, io – che ho una memoria inutilizzabile – faccio anche fatica a ricordarmi tutte le migliaia di cose descritte e raccontate (e che indubbiamente sarebbe impossibile inserire), ma alcuni punti sono cruciali e essenziali all’economia dell’intero libro e quelle ovviamene sono più difficili da perdonare. Poi ci sono quelle a cui ognuno è affezionato per motivi personali che fanno male, ma si comprendono.
Quindi voglio subito levarmi il peso e scrivere, a scanso di equivoci, un po’ di cose che emotivamente mi hanno infastidito: L’allontamento di Sam da Frodo. Denethor… il problema non è la bastonata in sè, ma l’insistenza del kong fu di Gandalf contro Denethor, fino ad arrivare alla scena del fuoco in cui sembra che letteralmente Gandalf lo spinga tra le fiamme. E il palantir? il palantir di Denethor? sarà nella Extended Edition, penso, ma la spiegazione almeno brevemente mi appariva necessaria. [la romanticona che c’è in me prende il potere] E un bacetto fra Faramir e Eowyn almeno? ci siamo dovuti sorbire i deliri (inesistenti nel libro) di Arwen e l’insopportabile Elrond che viene trasformato in un padre pedante e un tantino stronzo, manco fosse la favola di cenerentola, e non ci fanno manco ‘capire’ (se non con uno sguardo inZulZo alla fine) che Faramir e Eowyn se la intendono? ok, lo so, sarà sicuramente nella EE, ma uffa.
E’ la logica del film (necessaria anche per la complessità della storia – e lo capisco), lo è stato fin dall’inizio, ma a me questa cosa che ti spiegano tutto prima che accada mi ha sempre dato fastidio, nel libro non sappiamo niente dell’anello (cosa è, cosa fa, cosa significa) fino a Gran Burrone, e – almeno per me – è proprio stata la grande curiosità che mi ha spinto ad andare avanti pagina dopo pagina. Nel libro non capiamo benissimo chi sia Granpasso per un po’, e non vi nascondo che il vecchio Strider aveva nel mio cuore molto più fascino del futuro Re Aragorn. Nel libro – ancora – non sappiamo cosa accada ad Aragorn, Gimli e Legolas quando iniziano il viaggio attraverso il sentiero dei morti, qui Gandalf e poi Elrond (Elrond? tze!) gli spiegano per filo e per segno cosa deve fare. E sebbene all’arrivo delle navi nere abbiano abbozzato un effetto sorpresa per gli orchi, non è palesemente la stessa cosa.
I morti: come sono stati realizzati a me non dispiace, ma è indubbiamente vero che quando arrivano nella battaglia e si vedono dall’alto entrare nella battaglia e in Minas Tirith danno l’effetto di “mastrolindo, il nemico dello sporco”. Infine, vi prego perdonatemi, ma nell’incoronazione stile guerre stellari (il brutto dixit), Arwen dietro ad un lenzuolo che sbuca quasi gridando sorpresa davvero non l’ho sopportato, potevano farla uscire da una torta, che era uguale.
Altre dettagliatissime differenze le trovate qui.
Sembrano sottigliezze – ne sono cosciente – ma spesso lo sono meno di quel che sembra. Soprattutto quando Tolkien ti ci ha costruito intorno un mondo di valori, di significati, di relazioni che nel film non ci sono, ma quello non è un film è un mondo che vive anche quando tu non lo guardi e quindi non può che vivere sempre secondo le leggi che lo regolano.


Ecco, adesso mi sono sfogata, ahhhh, mi sono liberata di questo malefico virus e posso parlare del film, di quel che pensa la ragazza di otto anni del film.


Il film è bellissimo.
L’inizio l’ho trovato lento, ma sospetto sia colpa della maratona del giorno precedente (di hobbit non se ne poteva quasi più). Da quando inizia la battaglia sui campi del Pelennor mi ha preso totalmente e mi ha restituito alla vita solo minuti dopo la fine del film. Minas Tirith è stupenda, ero senza fiato. Ed esattamente la mia Minas Tirith. La progressiva accensione dei fuochi mi ha – forse ingenuamente – emozionato. La carica dei Rohirrim è fantastica, avevo gli occhi lucidi. La scena di Eowyn e del Nazgul è sorprendente e fedele (anche se avrei preferito che lei non si rialzasse per parlare con lo zio, l’effetto “è morta, è morta… forse non è morta” del libro mi aveva fatto piangere copiose lacrime – lo so sono incontentabbbile). Di Frodo che fa sempre la stessa espressione francamente non se ne poteva più, però il loro cammino a Mordor mi è piaciuto molto. Shelob è schifosamente bellissima. Io che conoscevo l’attacco del ragno saltavo sulla sedia come la mia vicina che non ne sapeva niente (per un attimo ho temuto che non avrebbero fatto pungere Frodo). L’ascesa al Monte Fato è perfetta. Sam, il mio piccolo dolce Samvise Gamgee, coraggioso come sempre. Frodo sul ciglio del baratro tentato dall’anello, bello.
Aragorn.
Non ho aggettivi per Aragorn.
Legolas e Gimli: “questo conta per uno”. Ma finalmente si capisce anche il valore della loro amicizia: un elfo e un nano, amici.
Come già detto, per l’incoronazione speravo qualcosa di più conforme alle tradizioni della terra di mezzo e Aragorn non mi piace con la barba.
Molte sono state le lamentele per il lieto fine eccessivamente lungo, ma io personalmente non gli avrei perdonato un solo secondo in meno. Son tante le cose da spiegare e sistemare e Tolkien nel libro si prende davvero tutto il tempo disponibile (più le appendici, e altro ancora), c’è l’intera storia della contea del tutto tagliata – giustamente tagliata – ma c’è anche tutto il destino degli Uomini, degli Elfi e degli Hobbit da spiegare. Temevo così tanto che non ci fosse nè Contea nè i Porti Grigi che quando li ho visti arrivare ero emozionata già prima che iniziassero le scene.
Il sorriso finale di Frodo è inebetito come pochi nella storia del cinema, ma io – stupida stupida sentimentale – mi son commossa, ragazzi qui non si scherza, il portatore dell’anello lascia la Terra di Mezzo, insieme ai tre Portatori degli anelli elfici (l’anello di Gandalf si vede chiaramente).
Nulla si sa – invece – del regno di Aragorn, nè dell’amicizia tra l’elfo e il nano, nè del Conte Pipino o di Meriadoc il magnifico, nè dell’ultimo dei portatori dell’anello, Sam, ma è giusto così.

Finisco questo post come è sempre terminato per me il Signore degli Anelli:
“… E di generazione in generazione si è tramandata la credenza che Samvise, partito dalle Torri, si sia recato ai Rifugi Oscuri e abbia attraversato il Mare, ultimo dei Portatori dell’Anello”
“Il primo marzo avvenne la morte di Re Elessar. Dicono che i letti di Meriadoc e Peregrino fossero stati posti accanto a quelli del grande Re. Allora Legolas costruì nell’Ithillien una barca grigia, discese il corso dell’Anduin e traversò il Mare; con lui pare vi fosse Gimli il Nano. Quando quella barca si allontanò, finì di esistere la Compagnia dell’Anello nella Terra di Mezzo.”
























7 Comments

  • La prima volta (quattrodicenne) che ho letto queste righe nell’appendice, ho pianto, e neanche allora piangevo facilmente per libri e film.

  • vedi che non ho avversione per i testi lunghi? questo tuo post, l’ho letto TUTTO! :)

    posso dire che condivido quasi tutto!

  • Cara mae, complimenti: un post perfetto. Come perfetto sarebbe stato il film se anche PJ ci avesse messo dentro le ultime righe che tu citi, magari recitate da Galadriel, in simmetria rispetto al prologo.

  • Non sono d’accordo con il taglio della liberazione della Contea per mano degli hobbit. La ribellione degli omarini con i piedi pelosi, che decidono di dire basta ai soprusi e, seppur controvoglia, prendono le armi e combattono, mi è sembre sembrato il contraltare “laico” e “repubblicano” alla incoronazione di Aragorn, fin troppo legata al destino e al fato già scritto. Un po’ come se il re fosse davvero il popolo minuto, che nella nuova era appena iniziata non può più aspettare l’intervento di altri e deve liberarsi con le proprie mani. Nel mio piccolo ho sempre pensato che il re che faceva ritorno (vedi le ultime parole del romanzo) era Sam, e non Aragorn.

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