Il Prigioniero di Azkaban per me è una cosa seria. E’ l’inizio della giostra, il vero inizio. Un Natale tra i regali dell’esserino Le lettere di Babbo Natale di Tolkien e il Prigioniero di Azkaban accompagnato dalla firma di Severgnini, che l’aveva scelto per me o meglio per “una ragazza che sostiene di avere otto anni” (il Macca è sempre in vena di domande insolite). Non amo leggere serie già iniziate ma del primo libro avevo già visto il film (ingenuo errore di valutazione) e così decisi di cominciare con quello che pretendeva di essere fra i più belli. Non fu amore a prima vista, ma un lento e inesorabile innamoramento. Il Prigioniero, proprio come il film – inve – ha un lento procedere iniziale e un finale in continuo crescendo, che quando pensi sia finito è ancora tutto da venire. E quel crescendo mi ha portato via nottate intere e qualche albeggiare.
Nel frattempo sono passati gli altri libri, amati tutti ma non quanto questo, forse perché era il primo o forse perché è davvero il migliore, non so, so che Sirius ha un fascino inimitabile, che l’arrivo di Lupin mi consola l’anima, sempre, che si cominciano seriamente a dipanare i misteri della vita di Harry. E sarà molte altre cose, ma veniamo al film.
Mentre vedi il film senti quel fastidioso solletico che spesso percorre il lettore appassionato: questo manca, questo è diverso, questo accade prima, qui non hanno spiegato. Ma poi ecco tutte quelle cose che invece ci sono, sono esattamente come te le ricordi e salti sulla sedia come una bambina emozionata, ma a destra c’è la coppia pomiciosa [1] e a sinistra il Macca fa per quel po’ per capire. La sensazione finale, quella che ti resta incollata addosso senza saper articolare oltre, è bella e intensa. Resta la meraviglia ma anche l’incompletezza e la malinconia, proprio come per il libro. Il senso, evidentemente, deve essere stato ben tradotto.
Le stagioni che scorrono, finalmente scorrono lente e imperturbabili. Adoro i gemelli e li ho adorati qui, i gemelli che cedono la mappa è uno di quei momenti che non si dimenticano. Hermione, se non ci fosse non so davvero come farebbero, Hermione è splendida. Lupin lo immaginavo diverso, ma ce l’ha: il suo potere ambiguo ma rassicurante ce l’ha ancora, quella piccola ansia che si scioglie quando appare è rimasta, quell’essere assente e presente non manca. C’è poco della professoressa Cooman, ma lei impazzerà più avanti, qui è solo un’insopportabile angoscia, lei e il gramo.
Harry e il patronus. E’ vero, una delle gravi pecche: è un incantesimo troppo difficile e non si capisce abbastanza, i primi segni delle reali capacità di Harry, non solo botte i culo e scaltrezza di Hermione: lui gli incantesimi li sa fare. E che patronus, ma non viene spiegato, niente Prongs e niente padre. Harry confida a Hermione di aver visto suo padre sull’altra sponda del lago, il Macca mi guarda sornione e dice “ma questo non ha ancora capito niente!”. No, quella sveglia – si sa – è Hermione.
Sirius e Lupin, vederli insieme a bacchette sguainate è una gioia per gli occhi, materializzata dalla tua fantasia. Quattro amici: “la mappa dice sempre la verità”, eccerto Padfoot. Nessuna menzione – ancora ahimè – sulla sua genesi, sul perché siano diventati animagus, forse si intuisce [2], ma manca emozionalmente la scoperta e la dimensione dell’amicizia e del tradimento.
E poi Sirius. Ho amato Sirius fin dalla sua apparizione. Amavo il suo malcelato tormento, il suo affetto inespresso per Harry, il suo senso di colpa, e segretamente soffrivo per il suo destino da reietto. Ora dopo aver visto Gary Oldman sono in stato di totale adorazione. Sirius, cupo e tormentato. Sirius, il senso di follia e di malinconia alternativamente nei suoi occhi (mi ricorda qualcuno). Sirius, fedele e incattivito. Sirius, fiero e decadente. Sirius, premuroso e sfuggente. Sirius, ferito negli affetti e nell’anima. Sirius Black è perfetto. E sono cotta di lui.
[1] Avevo accanto questa coppietta che è venuta a vedere harry potter, circondata da una folla di ragazzini, eppure insisteva nel pomiciare in ogni momento possibile e ha continuato a pomiciare per tutto l’inizio del secondo tempo, per poi farsi domande stupide su quel che stava succedendo. Sono molto tollerante – tollero i ragazzini che fanno domande durante il film e quelli che per gioco continuano a dire “shhh” all’inizio – ma gli sbaciucchiamenti durante ‘arripotto sono troppo perfino per me.
[2] Per esempio, non credo che i vicini pomiciosi abbiano colto alcunchè, ne tanto meno molti altri nel cinema.
La medesima frase e’ stata pronunciata dal sottoscritto all’amica seduta accanto: scena lago parte seconda
harry: “ora arriverà mio padre”
Inve:”sarà anche un bravo maghetto ma è proprio rincoglionito” ;-)
variazione gialla, sulla stessa battuta: ‘il solito deficiente’.
i gemelli sono PERFETTI.
e l’ode a sirius andrebbe incorniciata ;)
tutto quello che scrivi su poa e’ quello che ho provato anch’io. ma leggendo il libro, non guardando il film.
L’ode a Sirius mi ha fatto venire un groppo quasi quanto la scena dell’arco in OotP (appena riletta, pianto).
Inve: io a quel punto avevo la lacrimuccia che minacciava di uscire. Però non hai tutti i torti.
Accidenti, invidio questa gioia, questa passione, che solo a chi ha letto il libro il film può dare! E mi maledico per aver visto tutti ‘sti film qua, che mi sono piaciuti e nona ver ancora letto una riga… Uffa :)
Bella recensione.
Mi mancava solo la tua recensione, letta tutta d’un fiato.
Spezzo una lancia in favore di Harry, non è rincoglionito, è solo un po’ “tardo”, infatti poi capisce anche lui che non arriverà suo padre.
chiara: grazie :)
principe: ma noi lo diciamo con affetto ;)
durante harry potter chen faceva faville ;-)
luca_