[Benchè in verità io sia una maledetta sentimentale, cerco di solito – almeno qui sul blog – di limitarmi, esistono però casi in cui davvero non riesco a farne a meno]
Dopo anni ritrovi finalmente quel piccolo cartone animato che avevi perso tra i suoi viaggi in giappone. Quest’ultima volta se lo sono tenuto per un intero anno e noi abbiamo sentito terribilmente la sua mancanza. Guardandolo seduto accanto a me ho potuto misurare con minuziosa esattezza quanto mi mancassero le sue incredibili espressioni facciali, che nemmeno un mimo potrebbe collezionarne così tante e di così belle. E quanto siano inconfondibili i suoi grandi occhi neri sempre sorridenti e la sua voce che non si stanca mai di parlare, talmente tanto che mentre siamo già tutti al secondo lui è ancora ai suoi gnocchetti. Non smette di raccontarci del suo giappone, della sua vita e di tutto ciò che raccontato da lui (con le sue frasi buffe, con il suo entusiasmo e il suo modo di vedere il mondo) assume quella luce irresistibile e gioiosa, e non riesci a non ridere come un’idiota per tutto il tempo. Ma non lo si può raccontare, lo si può solo scoprire da soli.
Continui a guardarlo: è leggermente cambiato, oseresti dire maturato (se solo questa espressione non sembrasse tremendamente ridicola per una sorta di pupazzetto), ma è ancora quel ragazzetto che hai conosciuto sei anni fa, con i libri di latino sul treno e i ripassi lampo dell’ultimo momento. Quel ragazzo che all’inizio nessuno aveva capito ma che a conoscerlo quel giorno non ci si poteva credere: e tutti ridevamo pensando a quanto avessimo sbagliato su di lui. Sorrisi a qualcuno e stupefatta aggiunsi: “ti rendi conto che è lui?”. Mi annuì sornione perchè a fatica ci credeva anche lui. Oggi quel qualcuno era ancora lì, vicino a noi (e ovviamente seduto accanto a lei) e mi chiedeva supplichevole “di non tenermelo tutto per me” e io in verità non sapevo davvero se dividermi in due o in quattro o cosa, perchè avrei voluto non perdere un solo istante di entrambi.
Mi scuseranno tutti gli altri per non aver citato oltre (benchè ci sarebbe davvero tanto da dire), ma so che capiranno quanto questo piccolo pensiero mi fosse caro. Ora, ovviamente, non aspettiamo altro che il komochi blog.
14 Comments
Comments are closed.
visto la seconda volta a distanza di due anni… molto lurkato, un po’ discusso sul ng, molto mailato (soprattutto lui ;)
il comottino E’ fantastico :)
e lui ha detto a me che voleva campionarmi. hai ragione, è stata una piccola giornata perfetta.
Buaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!
:….o(
Sniff…
il mio fratellino acquisito ha tutte le potenzialità per diventare una blogstar di prima grandezza… :-) senza contare che oggi la inverno-family è stata riunita, e ho potuto conoscere il mio babbo virtuale. :-) [zef]
e intanto in sordina scopro il blog di MPF redivivo!
Aspettiamo sì. (Ma quanti accidenti ho tirato al mio appuntamento-non-rimandabile, non ne hai idea…)
PS: a te va bene il mercoledì per andare a sentire la voce di (sospiro) Sirius?
Da grande voglio essere come il Comottino. (e invece sarò un sottoprodotto della seconda metà dell’Ottocento)
ahahahhahahah Chetti… tu non sei come il Comottino, ma sei ugualmente un uomo affascinante (in senso platonico non preoccuparti), anche se lievemente ottocentesco ;-)))
Perché mai sottoprodotto? (rdm che da bambina non vedeva la tv e leggeva Salgari e Verne: quindi non può considerare “ottocentesco” un termine totalmente negativo…)
Appunto, tu che leggevi Salgari e Verne: immagina, chessò, Phileas Fogg. Fatto? Bene. Ora pensa a me sabato scorso con lo zainetto giallo. Fatto? Bene. Capisci che c’è un’infinita differenza qualitativa a mio svantaggio.
[panduzza]
Bhe, non è proprio *mio*, diciamo che mi ospita di tanto in tanto…
Bah, The Other Log of Phileas Fogg…
1. Phileas Fogg non aveva lo zainetto giallo, aveva Passepartout.
2. Lo zainetto giallo non finisce nei guai fumando oppio.
3. You do the math.
(Type: bellissimo titolo!)