[Benchè in verità io sia una maledetta sentimentale, cerco di solito – almeno qui sul blog – di limitarmi, esistono però casi in cui davvero non riesco a farne a meno]
Dopo anni ritrovi finalmente quel piccolo cartone animato che avevi perso tra i suoi viaggi in giappone. Quest’ultima volta se lo sono tenuto per un intero anno e noi abbiamo sentito terribilmente la sua mancanza. Guardandolo seduto accanto a me ho potuto misurare con minuziosa esattezza quanto mi mancassero le sue incredibili espressioni facciali, che nemmeno un mimo potrebbe collezionarne così tante e di così belle. E quanto siano inconfondibili i suoi grandi occhi neri sempre sorridenti e la sua voce che non si stanca mai di parlare, talmente tanto che mentre siamo già tutti al secondo lui è ancora ai suoi gnocchetti. Non smette di raccontarci del suo giappone, della sua vita e di tutto ciò che raccontato da lui (con le sue frasi buffe, con il suo entusiasmo e il suo modo di vedere il mondo) assume quella luce irresistibile e gioiosa, e non riesci a non ridere come un’idiota per tutto il tempo. Ma non lo si può raccontare, lo si può solo scoprire da soli.
Continui a guardarlo: è leggermente cambiato, oseresti dire maturato (se solo questa espressione non sembrasse tremendamente ridicola per una sorta di pupazzetto), ma è ancora quel ragazzetto che hai conosciuto sei anni fa, con i libri di latino sul treno e i ripassi lampo dell’ultimo momento. Quel ragazzo che all’inizio nessuno aveva capito ma che a conoscerlo quel giorno non ci si poteva credere: e tutti ridevamo pensando a quanto avessimo sbagliato su di lui. Sorrisi a qualcuno e stupefatta aggiunsi: “ti rendi conto che è lui?”. Mi annuì sornione perchè a fatica ci credeva anche lui. Oggi quel qualcuno era ancora lì, vicino a noi (e ovviamente seduto accanto a lei) e mi chiedeva supplichevole “di non tenermelo tutto per me” e io in verità non sapevo davvero se dividermi in due o in quattro o cosa, perchè avrei voluto non perdere un solo istante di entrambi.

Mi scuseranno tutti gli altri per non aver citato oltre (benchè ci sarebbe davvero tanto da dire), ma so che capiranno quanto questo piccolo pensiero mi fosse caro. Ora, ovviamente, non aspettiamo altro che il komochi blog.





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