Lisagialla apre un argomento spinoso. Un argomento che non mi sentivo di trattare in quel minuscolo spazietto dei commenti.
All’apice dell’incomprensione la ragazza gialla lancia alcune provocazioni:
o siete gli stessi che tengono ogni bottiglia di vino in cantina per decenni oppure – orrore! – le scarpe nella scatola, così non si rovinano?
Ovviamente sì.
Ok, non esattamente, anche perchè non possiedo bottiglie di vino, ma penso che se le avessi ci sarebbero serie probabilità in tal senso. D’altronde io sono quella che non ha ancora mangiato un lecca lecca a forma di Titti perchè era troppo carino. Ora a distanza di anni non posso evidentemente più mangiarlo, ma voi avreste avuto il coraggio di mangiare la testolina sorridente di Titti? Ci vorrebbe del sadismo di cui sono sprovvista. E’ per questo che il reperto è ancora sugli scaffali della mia libreria. Impacchettato.
Per quanto riguarda le scarpe, è un discorso complesso, intrinsecamente legato allo spazio. Non posso tenere tutte le scarpe nelle scatole, per evidenti esigenze spaziali, ma posso scegliere i casi in cui la scatola è strettamente necessaria. In questo modo le suddette scarpe fanno un lungo cammino di trasformazione da scarpette nella scatola a scarpine nella scatola in multiproprietà con altre a scarpone infilate ovunque.
Per quanto riguarda i libri, invece, non sono un’integralista. Mantengo un equilibrio apparente. Ci sono – come diceva Zef – dei limiti invalicabili, entro i quali, però, ci si può muovere liberamente.
No alle orecchie alle pagine. Ho sempre odiato perfino le orecchie che si creavano sui libri scolastici infilati nella cartella, figuriamoci se mi metto a farle di mia iniziativa.
Sì, si possono aprire per bene, in fondo un libro è fatto per essere sfogliato e i libri ancora intatti sembrano non essere stati nè letti, nè vissuti. E a me i libri che danno la sensazione di aver avuto una loro storia piacciono tanto quanto i libri che profumano di nuovo.
Scriverci sopra: dipende. Io sottolineo (o se sono più righe, evidenzio con un riga laterale) i passi che mi piacciono particolarmente. Rigorosamente a matita. Sì, questo lo faccio, ma oltre no. Nessun altro mezzo può essere accettato. Tanto meno un evidenziatore.
I libri di testo fanno totalmente eccezione. All’università c’è stata una radicale rivoluzione rispetto alla consuetudine liceale della matita. Ho osato di tutto. Con i libri stracolmi di formule incomprensibili devi raggiungere un compromesso per sopravvivere, per uscirne viva, per farle entrare nella testa. Così via ogni remora e largo a pastelli di ogni colore, passando per penne colorate (usate con parsimonia e righellino ad hoc), fino ad arrivare perfino agli evidenziatori. Ma – come ho detto – è questione di sopravvivenza.
Mi sembra lapalissiano che si dovrebbe far di tutto per tenere in ottime condizioni un libro prestato. Per questo non si sottolinea, si tiene con cura particolare, si cerca perfino di non consumarlo troppo, togliendo – se c’è – la sopracopertina e riponendola al sicuro, che è la prima cosa a rovinarsi.
Prestare i libri, invece, per me è una sofferenza, soprattutto perchè quasi sempre non li rivedo. Io me ne dimentico e poi inevitabilmente va a finire che prima o poi me li ricompro. Ma il libro nuovo, che non ho letto, non ho aperto, non è la stessa cosa.
Preferisco regalarli. Per me dare un libro vuol dire quasi sempre regalarlo. Forse per questo quella volta che il Macca mi diede un libro io – illusa – diedi per scontato che me l’avesse regalato. Peccato aver scoperto che non era proprio così, soprattutto dopo aver già sottolineato quelle 10 splendide righe in fondo al libro. E averglielo dovuto dire. Dirlo ad uno che non sottolinea neanche i libri su cui studia. Non so se mi spiego. Che poi in confronto a gente così, perfino io sembro una stupratrice.
Anch’io riga a matita vicino ai passaggi più interessanti;
anch’io sottolineature di varia natura nei libri di testo;
anch’io apertura libri funzionale alla lettura, ma _non_ orecchie fatte volontariamente…
Sorella ;-)
Brain
anche io sottolineavo col righello, che mi pare grave.
Quanto a Titti: chiamami Silvestro.
prestare i libri e’ anche il sottile piacere di non rivederli piu’. prestare i libri HA un significato. io adoro regalare i libri che ho letto, come regalare un pochetto di me ;)
mangiare la testolina sorridente di Titti? troppo poco. quel mostruoso volatile merita torture ben peggiori
panda: il sottile cosa???? o_O
miic: sono scioccata ;)
mica li presti a _chiunque_ i libri. quindi, anche se poi ti verranno restituiti dopo 10 anni, si tratta di sottile piacere, intimita’ di un qualcosa che puo’ essere indifferentemente prestato o regalato :)
questo lo capisco, infatti dipende dall’intento con cui li presti. La questione che mi fa trasalire, però, è che una volta dato in giro e mai più riavuto il libro *non* ce l’hai più. I libri (come avrai avuto modo di intuire passando per casa mia) vanno *posseduti*. Per questo stesso motivo me li faccio prestare raramente.
una casa de cuRtura di sicuro :)
non ce li hai piu’, ma se li ha qualcuno in particolare allora va bene lo stesso. no? ;)
poi ci sono attenuanti: alcuni libri li presto e li rivoglio indietro. alcuni libri mi vengono prestati e li restituisco subito. altri me li faccio prestare e poi me li compro. non c’e’ una regola ^_-
Guarda se il libro è mio un pò mi sento autorizzato a viverlo fino al limite, senza sottolineare nulla perchè nn lo faccio mai, però il resto… macchie di caffè, orecchie, logorature, insomma diventa il mio scompigliato figlioccio e poi regalarlo faccio fatica, prestarlo no ma se nn torna vado a cercarmelo giusto x rinfrescare la memoria !!!! Ha Titti nn lo sò… ma in un raptus poteva anche rischiare la ghigliottina… :-)
Tu non hai idea di come si sia incazzato “il macca” quando io, tredicenne, dopo aver usato il dizionario lo riposi in modo da schiacciare leggermente la sopracopertina in alto… c’è stato un urlo agghiacciante! per un dizionario… mah… ueste cose non le capisco i libri si usano!!!!!!!!!!! è ovvio che si rovinino un po’, ma mica è uello l’importante! l’importante è ciò che c’è scritto dentro…
Dillo, dillo che Titti, sul tuo scaffale, icartato dopo anni, sembra ormai il ritratto di Dorian Gray, orribile e deforme, che ha preso su di sè tutte le malefatte del pennuto.
Sarebbe stato più pietoso mangiarlo subito.
Povero Twetty!
Annina
ma vi fa schifo *perdere il segno* ogni tanto? anche perdere 30 secondi per ripescare il punto dove si era arrivati fa parte del piacere del libro. anzi a volte riprendo a leggere apposta da un poco prima..
luca_ (le orecchie, orrore!)