La seconda parte dal post matematico scritto qualche giorno fa.
Ogni pezzetto di un puzzle ipotetico torna al suo posto e hai una visione completa (o anche incompleta). Tutto torna e davvero non capisci come hai potuto non vederla prima.
E ancora. La mia prof delle superiori aveva la capacità di anticipare il procedimento e l’epilogo dell’esercizio molto prima della fine dello svolgimento (e di tutti noi, ovviamente). Era una abilità (non comune neanche tra i prof) che ammiravo moltissimo. Oggi (nel mio piccolo) quando insegno alle piccole rape riesco anche io, ed è un piacere enorme: essere lì, dieci passi avanti a loro e poterli guidare con la logica (invece del puro nozionismo tipo “dopo questo fai questo e poi questo”), poterli fermare qualche passaggio prima che arrivino alla soluzione sbagliata, spiegare il perché e vedere le loro facce illuminarsi di comprensione (e di riconoscenza per avergli risparmiato quattro passaggi inutili).
Grazie a questo aveva anche l’entusiasmo di mostrarci come i passaggi di un esercizio avessero un legame logico tra loro e come quello che stavamo facendo avesse un senso più ampio e una ragione superiore ed esattissima. Questo dava uno scopo morale e un obiettivo più alto a tutti quei geroglifici immondi. Ma soprattutto dava all’esercizio l’aspetto del gioco, del grande puzzle, della sfida. Diventava come giocare a Machiavelli [4], dove devi scomporre e ricomporre le carte fino ad arrivare a sistemare l’esatto numero di carte che hai in mano, oppure come giocare a Risiko e pianificare strategie per arrivare alla completa conquista del mondo. Ogni singola mossa può sembrare superflua e incomprensibile ma fa tutto parte di un grande ingranaggio che (solo talvolta) si incastra perfettamente e quando accade puoi avvertire nitidamente un senso di vittoria e di pace interiore.
Un altro piacere matematico che mi solletica, ma sospetto sia una mia personale perversione, è il senso di abilità e di soddisfazione personale. Seguire un procedimento matematico richiede la stessa scaltrezza, la stessa concentrazione, la stessa attenzione ai dettagli e (perché no) lo stesso coraggio necessari in un esercizio ginnico, nell’esecuzione di una canzone o in una discesa in slalom. E’ un po’ come essere Juri Chechi agli anelli (sì, mi ci vedo piuttosto bene [5]): esegui un movimento dopo l’altro, le difficoltà sono evidenti, ma è bello vedere come ne esci fuori, come le anticipi o le schivi, come sgusci via verso quella successiva, magari perfino agilmente, armoniosamente, mentre passaggio dopo passaggio senti salire una sottile soddisfazione. Alla fine concludi con il salto e poi lo tieni, fermo suoi piedi, allora sì, tiri un sospiro di sollievo e di compiacimento. Juri alza il pugno energicamente, io sottolineo con il colore quel maledetto risultato, esatto.
Si potrebbe dire ancora, ma ho già abusato abbondantemente della vostra pazienza. Per concludere rubo l’ennesima frase alla ragazza matematica che a sua volta l’ha presa in prestito dal simpatico malefico fisico Richard Feynman: Physics is like sex: sure, it may give some practical results, but that’s not why we do it. [6]
[4] gioco che ha imperversato per i primissimi anni della mia vita. E qui il cerchio si chiude.
[5] benchè poter diventare un punto esclamativo venuto dallo spazio abbia indubbiamente maggior fascino.
[6] alla fine ne ho parlato, ma non sono ancora sicura di aver fatto bene.
un saluto
(glomp)
ma quindi e’ del tutto naturale che io schifi la matematica nel senso dei geroglifici immondi e privi di una qualsiasi applicazione pratica e *invece* simpatizzo per l’analisi numerica, il calcolo, gli algoritmi, le approssimazioni, i calcolatori/calcolatrici (che piacere le hp :-).
La matematica discreta trova il suo senso nella crittografia, gli integrali nel calcolare una fottuta area :-)
luca_
(che nervi gli integrali che NON si vede come risolverli e devi provare 25 metodi)
quindi e’ tutto basato sull’intuizione?
anch’io baso le mie “scoperte” matematiche su illuminazioni improvvise, evidentemente pero’ ne ho molte meno dell’ingegnera* ;)
da *dove* leggi che è tutto basato sull’intutizione??? ;) Dico che è una delle cose divertenti, ce ne sono altre, come quelle citate in questo post.
leggo fra le righe. ;)))
no no certo certo, l’esercizio di chechi agli anelli, ok, sforzo, impegno, concentrazione… pero’ intuizione ;)
Sucsa, ma perché non provi l’iscrizione al Mensa? http://www.mensa.it. Io sono socio ed è un bel gruppo di personaggi divertenti :)
Ciao
Marco
la sfida, l’intuizione, addirittura l’abitudine affascinante di certi passaggi. tre matematiche e due geometrie, a volte sono atterrata in piedi e stretto il pugno. rocket science, poi, quando ho toccato il tetto della mia capacità di comprensione – una sensazione da perderci il fiato: sei abituata a leggere, riflettere, capire. è sempre stato tutto consequenziale, forse faticoso ma inesorabile. invece quella volta sei lì e non capisci come sia possibile che quei punti siano stelle e quelle stelle il cielo in cui dovrai muoverti. l’ennesima sigaretta, ti alzi, versi il caffé, provi ad affettare zucchine, a farti una canna ma niente, rimangono punti. nero su bianco, spenti. pensi di non farcela, stavolta: le stesse cinque pagine coi solchi di matita, poi ristampate, al parco. non è un clic magico, a volte. è la potenza grigia della ripetizione: quando non hai più bisogno di leggere perché è quello che vedi se chiudi gli occhi e solo allora puoi pensarci<7i>. e accorgerti che, diavolo, è ovvio, scema io. [sere]
e fanculo allo shift duro :)
Machiavelli. Una “c”. (Niente a che vedere con C++). L*
L*: arghhhh. grazie :)
sere: magnifico.