Un po’ in ritardo vi segnalo che la sottoscritta ha preso una posizione definitiva su O.C. Lo so che eravate in pena, non sono cose che si possono lasciare in sospeso a lungo queste, me ne rendo conto.
Da Left Wing di questa settimana.
Da alcune settimane su Italia1 va in onda O.C. E’ il tipico telefilm che tratta di adolescenti in fase di crescita, visto da altri adolescenti in fase di crescita, compresi quelli che di crescere hanno smesso da un pezzo. O.C. sta per Orange County, e se questo non dovesse bastare a chiarirvi le idee ci viene in soccorso la sigla, il cui testo è composto da un’unica parola: California. La serie ha subito messo in chiaro di seguire a pieno i canoni del genere, riproponendo tutta la gamma di stereotipi contenibile in un solo telefilm, aggiungendo però alcuni sprazzi di originalità che inizialmente lasciavano ben sperare. Un ragazzo con problemi comportamentali, una famiglia dalla mentalità aperta che decide di prenderlo con sé e una comunità di ricchi spocchiosi (Newport) sarebbero premesse sufficienti a immaginare l’intero andamento della storia. E invece no, perché spesso O.C. gioca a spiazzare (di poco) e a modificare (solo di qualche riga) il classico copione, dando alla trama quella frivola sensazione di déjà vu mancato. In più una piccola perla preziosa: Seth Cohen, l’amico e coprotagonista. E’ timido, imbranato e (inizialmente) privo di vita sociale, ma è soprattutto dotato di uno spirito pungente e di un’autoironia capaci di farci sopportare la banalità dei dialoghi degli altri personaggi. In compenso il protagonista, Ryan, ha un’unica espressione (occhi bassi e aria confusa), che ci tiene a esibire in ogni occasione. Malgrado l’impressionante quantità di eventi che gli sceneggiatori sono riusciti a concentrare nell’arco di poche puntate (materiale sufficiente per almeno tre stagioni di Beverly Hills), la storia si è appiattita in una serie di meccanismi sempre uguali – Ryan che sembra il cattivo ma in realtà non lo è, Marissa che capisce sempre troppo tardi, Seth che deve districarsi fra le sue conquiste – che dopo averli imparati a memoria, per scongiurare la noia non ci rimane che recitarli ad alta voce. Le speranze che avevamo riposto si sono ridotte a un lumicino di nome Seth.
Vabbè io sarò l’unica malata a cui sto mercoledì mancherà … ;)