Negli ultimi 15 minuti delle puntate di sabato ho perso 10 anni di vita. Me li devono gli sceneggiatori di 24. Eventualmente li rivorrei indietro, ma anche no. Jack Bauer è così bravo e invincibile che per me possono continuare a farmi invecchiare precocemente, tanto che saranno mai un po’ di anni in meno.
Non sarei sopravvissuta senza l’appoggio morale di quest’uomo (per farsi un’idea leggere qui), anche perchè altri avevano abbandonato la causa qualche giorno prima scegliendo di vedere il finale in dvd e lasciando noi poveri televisore-dipendenti al proprio destino.
Non potevo quindi farmi sfuggire l’occasione di parlarne diffusamente su Left Wing.
[Disclaimer: se non avete ancora visto le puntate finali di 24 forse non è il caso che leggiate oltre].

[…] In questa stagione non si sono contati traditori fra gli agenti del Ctu, solo una serie di antipatiche e deleterie teste di legno. Stavolta i complotti, le spie e i voltagabbana possiamo annoverarli tutti tra i collaboratori e le conoscenze del presidente degli Stati Uniti (che è già un messaggio rassicurante). Per quanto abbiamo potuto constatare il presidente Palmer ha meno autorità di un bambino al parco con la mamma: ogni sua decisione viene discussa, vagliata e adeguatamente criticata dai suoi collaboratori, che non si fanno il minimo scrupolo (visto che il presidente – guarda un po’ – si ostina nelle sue convinzioni) a fare di testa propria. Così uno dopo l’altro – il funzionario della National security agency, l’ex moglie, il direttore della Nsa, il capo dello staff, fino ad arrivare al vicepresidente e all’intero gabinetto – complottano allegramente alle sue spalle, ingannandolo e prevaricandolo, sostanzialmente trattandolo come un cretino. Nel frattempo il cervello del presidente Palmer, che nella prima stagione si era riscattato in extremis con un paio di sorprendenti e acute intuizioni, non ha dato alcun segno di vita, nemmeno all’ultimo minuto utile quando si è fatto ingenuamente avvelenare, manco fosse un candidato ucraino. Lui, come noi, per tutte le 24 ore ha fatto una sola cosa: ha creduto in Jack Bauer. E infatti, invece di prendere per mano Kate Warner e scappare al sicuro su qualche isola del Pacifico (lasciando la figlia al suo tragico destino), ci ha pensato ancora una volta Jack a risolvere tutto, proprio quando non ce lo aspettavamo (quasi) più neanche noi. Ha sventato l’attentato a Los Angeles, ha portato la bomba in mezzo al deserto, ha trovato il microchip che avrebbe bloccato la guerra in Medio Oriente, è stato a lungo torturato, è morto e poi risorto (non vi stupirete per questa inezia adesso?), ha successivamente rischiato l’infarto e infine – quasi in fin di vita – ha incastrato l’ideatore del complotto.
Sembra che nella prossima stagione indosserà un costumino con il mantello blu e una grossa J sul petto.
Insomma, in questo finale non gli è stato risparmiato proprio nulla e man mano che passavano i minuti la condizione del telespettatore si è fatta più miserevole. Abbiamo capito di aver toccato il fondo quando ci siamo trovati a sperare in Sherry Palmer (l’ex moglie del presidente, spodestata con ignominia nella prima stagione), che è un po’ come implorare l’aiuto della strega cattiva dell'(ala) Ovest.





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