Il problema è che l’informatica è subdola e bastarda. E’ che la sottoscritta in verità non si applica mai come un vero ingegnere dovrebbe (ma di essere un vero ingegnere non se ne è mai preoccupata molto). E’ che a volte, invece, la situazione lo richiederebbe. E’ che quando lavoro (o sarebbe più giusto dire smanetto) per obblighi non istituzionali, ma per mio piacere personale, preferisco un approccio più cazzaro. Termine tecnico che sta ad indicare una metodologia non proprio metodologica, diciamo più che altro casuale. In fondo la maggior parte delle cose che ho imparato in informatica, le ho imparate così. Provi, sbagli, riprovi, risbagli, incasini tutto, sei rovinata, vorresti piangere (a volte piangi), poi provi ancora, sistemi tutto e ti senti proprio un gran genio, perché in fondo alla fine sei riuscita a venirne a capo. Peccato che se invece avessi seguito qualche istruzione, letto il manuale o (orrore) studiato per bene il linguaggio che stai usando, avresti risparmiato molto tempo e non saresti neppure incappata nella tragedia. Allo stesso tempo, però, non saresti neanche risorta dalla tragedia e non ti saresti quindi sentita un genio (ma solo uno squallido copiatore di codice) e soprattutto avresti dimenticato tutto nel breve volgere dell’operazione salva con nome. Perché – è banale – le cose che impari con fatica e sudore le dimentichi difficilmente, quelle lette, sbirciate e copiate vanno via leggere come il vento.
Il punto qui, però, è che a volte la soluzione sarebbe davvero facile, se solo la conoscessi. E allora succede che quando per caso alla fine la trovi non è che ti senti proprio un gran genio. Insomma è più probabile che ti senta qualcosa di più vicino a una cogliona che a un genio. Magari anche una cogliona contenta, per carità. Ma ho come l’impressione che questo fatto peggiori la situazione.

10 Comments

  • E’ che fare le cose con approccio cazzaro, come dici tu, è l’unico modo per l’ingegnere-non-troppo-tale di riscoprire quella curiosità e voglia di giocare che la mentalità dell’ingegnere-vero non ha e forse non ha mai avuto.

    Le conseguenze sono proprio quelle che dici tu e, alla fine, vince la soddisfazione di avere ‘fatto qualcosa che funziona’ contando solo sulla propria abilità! E, insomma, ci si è divertiti…

    October

  • l’approccio cazzaro – prova, sbaglia, sbatti la testa contro il muro, repeat – è l’unico da ingegnere, è questo che ti frega. gli altri sono cazzari veri, e fanno cose che non funzionano.

  • allora nel moi essere try and learn cioe’ cazzara sono molto ingegneresca….. che paura che mi faccio ;)

  • Perciocchè Iddio ha tanto amato il mondo, ch’egli ha dato il suo unigenito Figliuolo, acciocchè chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna

  • Idem … nel mio piccolo (mi limito a php , html , sql & Co per applicazioni web ) tutti i corsi fatti mia hanno lasciato poco , pochissimo … la mia “tecnica” è invece molto pratica , manuale lettura prova sbaglio riprova rilettura etc etc provando e riprovando… ;)

  • Mah. Mi pare che quanto tu descrivi sia esperienza comune e valida ben al di là dell’entourage degli ingegneri. Insomma, l’approccio cazzaro dà gusto alle cose. Si trattasse sempre e solo di applicare delle regole, sai che palle.

  • allora solo io, quando programmo, ho aperte almeno sette finestre contenenti documentazione di varia natura, e prima di scrivere un pezzo di codice controllo almeno tre fonti per essere sicuro di quello che sto scrivendo? [zef]

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