Al telefono con il socio di maggioranza. Esame finito.
– ho consegnato un foglio con una specie di scarabocchio, solo al pensiero mi vergogno.
– vabbeh pazienza.
– anche il ragazzo seduto vicino a me (con il quale c’eravamo scambiati qualche frase durante il compito) ha inventato di sana pianta, ma almeno è riuscito ad andare avanti.
– ho capito.
– e poi alla fine mentre parlavamo mi ha detto che fra i compiti di esame che aveva ce ne era uno identico a quello che è uscito, identico spiccicato, parola per parola, capisci? Ma ha aggiunto che purtroppo non l’aveva svolto. Allora io ho detto…
– quali compiti di esame!
– esattamente. L’ho guardato sconvolta e gli ho chiesto di cosa stesse parlando. In sintesi, non so bene come, era riuscito a rimediare otto compiti di esame. Capisci? volevo morire.
– e allora tu cosa hai fatto?
– l’ho guardato supplichevole, ho tirato fuori tutta la faccia tosta che non ho e gli ho chiesto se per favore me li faceva fotocopiare.
– brava.
– Lui è stato molto gentile e mi ha accompagnato fino in copisteria, poi mi ha fatto fare le copie sia dei testi che delle sue soluzioni svolte, precisando però che non garantiva sulla correttezza. E quando ci siamo salutati mi ha anche detto che lo posso trovare in auletta a studiare insieme a degli amici nel caso avessi bisogno di aiuto.
– senti, ma come mai tutte le volte che vai a fare un esame fai amicizia con un sacco di gente?
– beh ma è normale, no? Le difficoltà, l’agitazione… siamo tutti nella stessa barca, c’è un senso di solidarietà, si fa amicizia più facilmente. Succede a tutti!
– A me no.
– A te non capita di parlare con omini che non conosci agli esami?
– No.
– Te pareva, il solito snob antipatico.

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