Ora io sono la solita ingenua, ma non mi pare che se ne sia parlato poi molto in giro. A me questa storia di Waltere e Casini che si scambiano i bigliettini mi fa veramente uscire scema. Voglio dire: è appena iniziata quella che con tutta probabilità sarà una lunghissima e sanguinosa campagna elettorale e questi due che fanno? Stanno lì a scambiarsi i bigliettini come a scuola.
"Senti ma a te quanto viene il secondo esercizio?" "6%, a te?" "Ma che ne so, qui a Piero viene +5, ma io non mi fido, quello non è mai stato bravo in matematica". "E comunque questi non sono mica capaci di finire tutto il compito. Senti, non è che me lo passeresti tu il terzo esercizio? Epperò non so come fare, che la prof mi guarda sempre". E allora l’altro "vediamo, se alla fine dell’ora ho fatto anche il terzo esercizio, mettiamo su un po’ di casino e vedo di passartelo, ok?". Farebbero quasi tenerezza, se non venisse voglia di ammazzarli. E poi io dico: qual è la prima cosa che si impara a scuola, subito dopo aver imparato a passare i bigliettini? Che non si lasciano mai – dico mai – i foglietti sotto il banco. C’è sempre qualcuno che è più impiccione degli altri, e in alcuni casi quel qualcuno è proprio il professore.
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Esatto, i bigliettini non si lasciano mai sotto il banco. Si distruggono. Lo sanno anche i bambini, appunto. A meno che… A meno che tu non voglia che qualcuno li trovi. Ecco, l’ho detto.
borgognoni
appunto.