Colori pastello, scarpe infinite, stoffe variegate, dolci meravigliosi, acconciature strampalate, amori fugaci, musiche perfette, corse affannate e poi ancora scarpe, vestiti, gioielli, dolori, capelli, piaceri materiali, doveri coniugali, cagnolini, fiocchi azzurri, cioccolata, panna montata, nottate allegre, tramonti tristi e infine rivoluzioni. Tutto questo, o forse niente, in Marie Antoinette.

Il fatto è che “Marie Antoinette” è la perfetta metafora di quel che accade quando un uomo e una donna osservano la stessa vetrina.

9 Comments

  • Ommioddio.

    Considerando che la seconda parte del film mi ha regalato molti regali sbadigli, vorresti forse dirmi che io sono un uomo-come-tutti-gli-altri?

    ;)

    A.30mo

  • Ma nel farlo avranno pensato anche a noi, leve di bambine degli anni ’80, cresciute nel mito di Ans Axel Von Fersen?

    SmokingPermitted

  • la verità è che sofia ha mangiato troppi laduree (pasticcini buonissimi che , pare, sono stati fonte di ispirazione)

  • *mae: non c’entra nulla, ma ho scritto un post che potrebbe interessarti. Il film di Sofia Coppola non l’ho ancora visto ma soffro di una grave allergia ai film in costume (con l’unica eccezione di Barry Lindon).

    Andrea

  • Mi trascinarono a vedere il film in Francia, a Marsiglia. Accadde mesi fa e ancora devo riprendermi da quel vuoto totale che ho provato durante tutta la proiezione.

    Noia. Tanta noia.

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