Ho un’opinione piuttosto articolata sulla faccenda di Nicola Rossi – sì, lo so è incredibile, sto parlando di una cosa seria, che la laurea mi abbia dato alla testa? – e la cosa strana è che l’opinione non sembra neanche tanto influenzata dal fatto che non mi trovo quasi mai d’accordo con quel che dice Nicola Rossi e nemmeno dal fatto che la cosa è ormai entrata di diritto nella schiera dei grandi dibattiti che affliggono il nostro paese, quelli per intenderci che parlano della fine del dalemismo, della fine del riformismo, della fine dei valori, ossia questioni di cui notoriamente non frega niente a nessuno. Detto questo, ci sono alcune cose oggettivamente vere che vengono fuori – a tratti – da questa faccenda, alcune sono riassunte nell’articolo di nicola rossi di oggi.

Il punto è un altro: da una classe politica si chiede – avrei voluto scrivere, si pretende – che spenda il proprio tempo a pensare come evitare o superare quelle difficoltà. La politica – mi si perdoni la franchezza – non è pagata per raccontare ai cittadini gli ostacoli che incontra giorno dopo giorno ma per superarli. Se ne è capace. E se non ne è, per lasciare ad altri la possibilità di provarci. Le difficoltà in cui si dibatte, giorno dopo giorno, l’odierna azione di governo sono il frutto malato di cinque anni di opposizione in cui – anche grazie a qualche editoriale domenicale non sempre illuminato – non un solo giorno è stato speso per costruire la cultura e le condizioni che sarebbero servite a governare e non è lecito, oggi, usare quelle difficoltà come un’attenuante. (E l’argomento vale, mutatis mutandis, per il governo della passata legislatura.) Si è seminato male e quindi si raccoglie poco. E si è seminato male perché non si credeva fino in fondo in quel che si diceva di voler fare. Una politica credibile è una politica che rischia e che si assume responsabilità. Che si espone al pericolo di perdere perché solo così si vince.

8 Comments

  • Strategicamente, quando le vele si afflosciano, la cosa migliore da farsi non è abbandonare la nave.

    E’ remare.

    (anch’io sono serio di tanto in tanto, soprattutto quando remo)

    Andrea

  • andrea – appunto – quella è una delle (tante) cose che non condivido. E’ un discorso lungo, per questo mi son guardata bene dal farlo. Resta il fatto che alcune cose, che dice e che si dicono in generale in questi giorni, sono molto vere.

  • Mhh, le “cose vere”, mmh, ho la risposta, ho la risposta, ce l’ho…

    Driiiin! Tempo scaduto!

    (la scrivo sul mio blog. Forse. Poi, se non hai nulla di più serio da leggere..)

  • vabbè, ma non prendermi alla letteraaa, dico che c’è della ragionevolezza, con voi bisogna sempre stare a cavillare, che fatica. In ogni caso, certo che ho qualcosa di più serio da leggere/scrivere ho già in canna un post sulla tossicodipendenza da telefilm.

  • Un problema di dimensioni epidemiologiche, indubbiamente. Poi, un giorno, riparleremo di riformisti ragionevoli & ragionisti riformevoli..

  • Io ho fatto un applauso al mio quotidiano dopo la lettura dell’articolo.

    Non si puo’ avere gente come Rossi e Salvati e Bersani e Letta alla guida di questo sfigato paese?

    luca_

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