Siccome sul tema ormai mi sono inguaiata, non posso non segnalare il paginone del nostro direttore sul Foglio di oggi (il paginone! il paginone!), in cui con un approccio insolitamente pacato non le manda a dire proprio a nessuno. Vi consiglio di scaricare il pdf anche solo per vedere la foto di Veltroni, Mussi, D’alema e Annunziata in versione "come eravamo" (che impressione).

La verità è che sui giornali continuiamo a parlare di dalemiani e veltroniani, secondo una divisione che risale al 1994, cioè alla prima e unica volta in cui l’attuale gruppo dirigente diessino si divise esplicitamente su due opposte opzioni politiche. Tutto quello che è venuto dopo è stato tante cose: drôle de guerre, mimetismo e guerra di posizione, ma non è stato mai autentico conflitto, aperto e trasparente,  per la leadership e per la linea politica. Il risultato è che si sono appannate le une e l’altra, progressivamente e inesorabilmente.
[…]
Il primo obiettivo è evitare una scissione. Con il risultato, tipicamente circolare, che tutte le scelte fondamentali per la costruzione del nuovo partito vengono di fatto contrattate con coloro che a quel partito sono contrari. […] Perché quel che si cerca, ahimè, è la formula capace di spiegare al tempo stesso che il Partito democratico è la più grande novità politica degli ultimi cinquant’anni (a quegli iscritti ed elettori che si vorrebbe “appassionare” al processo) e che il processo verso il Partito democratico non rappresenta alcuna novità, nulla di diverso da quello che i Ds sono sempre stati e sempre saranno (a chi, come Mussi, si teme altrimenti possa promuovere una scissione).

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