Enough?

Posted by on giu 24, 2012 in sorkinismi, teledipendenze, west wing | No Comments

it's not

Will: And you—sorority girl—just in case you accidentally wander into a voting booth one day, there are some things you should know, one of them is that there is absolutely no evidence to support the statement that we’re the greatest country in the world. We’re seventh in literacy, twenty-seventh in math, twenty-second in science, forty-ninth in life expectancy, 178th in infant mortality, third in median household income, number four in labor force and number four in exports.
We lead the world in only three categories: number of incarcerated citizens per capita, number of adults who believe angels are real, and defense spending, where we spend more than the next twenty-six countries combined, twenty-five of whom are allies. None of this is the fault of a 20-year-old college student, but you, nonetheless, are without a doubt, a member of the WORST-period-GENERATION-period-EVER-period.
So when you ask what makes us the greatest country in the world, I don’t know what the fuck you’re talking about? Yosemite?

[Pause]

Will: Sure we used to be. We stood up for what was right. We fought for moral reasons, we passed laws, struck down laws for moral reasons. We waged wars on poverty, not poor people. We sacrificed, we cared about our neighbors, we put our money where our mouths were, and we never beat our chest. We built great big things, made ungodly technological advances, explored the universe, cured diseases, we cultivated the world’s greatest artists and the world’s greatest economy. We reached for the stars, acted like men. We aspired to intelligence; we didn’t belittle it; it didn’t make us feel inferior. We didn’t identify ourselves by who we voted for in the last election, we didn’t scare so easy.
We were able to be all these things and do all these things because we were informed. By great men, men who were revered.
First step in solving any problem is recognizing there is one—America is not the greatest country in the world anymore.

Will:
[to moderator] Enough?


Tutto questo solo nei primi 5 minuti di The Newsroom.
(via GQ: How to Write an Aaron Sorkin Script)

The countdown

Posted by on giu 17, 2012 in sorkinismi, teledipendenze | No Comments

The Newsroom: 24 giugno. C’è bisogno di dire altro?

Recensione breve /4 – Pan Am

Posted by on gen 18, 2012 in teledipendenze | 4 Comments

Se vi piace Mad men, ma anche se non vi piace. Nel senso che qui ogni tanto succede qualcosa.

Recensione breve /3 – Alcatraz

Posted by on gen 18, 2012 in teledipendenze | 4 Comments

Purissimo J. J. Abrams. Non ci si capisce un cazzo. E non si capirà per un bel pezzo, lo sapete, vero?

Recensione breve /2 – Person of interest

Posted by on gen 18, 2012 in teledipendenze | No Comments

Se vi piacciono i numeri e adorate Michael Emerson. Qui lo si adora tanto. Epperò dopo un po’ du palle.

Recensione breve /1 – Homeland

Posted by on gen 18, 2012 in teledipendenze | No Comments

Se vi piaceva 24. E amate Damian Lewis (sì, quello di Band of Brothers e Life), a me piace tanto. E’ solo che non sopporto Claire Danes. E’ un problema di priorità.

Perfect timing

Posted by on ott 25, 2011 in brevi dal mondo | No Comments

Eppure continuo a pensare che la cosa più pazzesca di quella scena sia il perfetto tempo comico con cui si guardano. Sono quelle cose che se le provi un miliardo di volte non ti riescono. A loro è riuscita al primo colpo, vorrà pur dire qualcosa.

Meet me in the crowd

Posted by on set 22, 2011 in ipoteticismi | 2 Comments

I R.E.M. li ho scoperti tardi, come quasi tutto nella vita. E naturalmente è stata tutta colpa di “Out of Time”, perché ci piace essere scontate fino in fondo. Ma non fu solo a causa dell’insensata bellezza di “Losing my religion”. Credo che in parte fosse colpa di “Shiny happy people” e so che non fa fico dirlo. Più della canzone, per giunta, fece il video, con il nastro che gira dietro di loro e Stipe con quel ridicolo cappellino. Ma il ricordo più nitido che li riguarda è di alcuni anni dopo e risale al giorno in cui mi regalarono un cd che conteneva l’intera discografia. Ora il fatto è che eravamo sul finire degli anni ’90, gli mp3 erano ancora una scoperta recentissima e napster (o chi per lui) doveva ancora fare irruzione violenta nelle nostre vite. Insomma c’era della pazzia in quel gesto, e in effetti non è che nessuno di noi fosse un tipo normale allora (neanche adesso, per la verità). Nel cd c’era roba che non avevo mai neanche sentito norminare. E cose che probabilmente anche adesso farei fatica a riconoscere. Ma da quel momento i R.E.M. iniziarono a essere anche roba mia. Quel cd ce l’ho ancora ovviamente, anche se ormai non funziona più. E in fondo – forse – è giusto così.

Cose che succedono

Posted by on set 4, 2011 in teledipendenze, west wing | No Comments

Allora capita che una si ricordi che voleva rivedere tutto Sports Night e che se l’era messo da parte. E capita che una notte di settembre – sembra un film di paura ma non lo è – si metta lì a rivedere per bene tutte le puntate fin dall’inizio, ché per benino in verità non era mai riuscita a vederlo. Allora, Sports Night è una serie di Aaron Sorkin – sorpresona – ma va detto che è una serie che è andata in onda dal 1998 al 2000 (prima che si inventasse quel capolavoro assoluto che è West Wing). Per di più è una comedy di mezz’ora: proprio come tutte le comedy che il cielo ha creato. Il fatto è che rivedendolo viene da pensare che chiunque sostenesse al tempo di Studio 60 che il problema di Sorkin era che non sapeva scrivere serie che facessero ridere, di certo non aveva mai visto neanche una puntata di Sports Night. Perché è un gioiellino di così rara bellezza, ritmo e perfezione comica che a volte ti viene da pensare che in vita sua non avrebbe dovuto scrivere altro che comedy. Certo, poi ti ricordi di West Wing.

Oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente

Posted by on nov 24, 2010 in splinder, teledipendenze | 2 Comments

Faccio finta di niente, mi sgranchisco le gambe e torno a fare come si faceva un tempo da queste parti. Insomma, ecco le cose che ho imparato da Vieni via con me, su Left Wing, come ai vecchi tempi.

If you guys were the inventors of Facebook, you’d have invented Facebook

Posted by on ott 31, 2010 in sorkinismi, splinder, teledipendenze, west wing | No Comments

social networkSiccome Mattia ha detto quasi tutto quello che si può dire a proposito di The Social Network, a noi non rimane che indossare il costumino da groupie e fare quello che ci riesce meglio, ossia le ossessive compulsive.

C’è qualcosa di familiare, e non a caso un po’ sociopatico, in tutto quello che dice nel film Mark Zuckerberg – non quello che fa, che invece è molto umano – ed è fondamentalmente la convinzione tutta autistica e molto smanettona che quello che obbedisce alla logica sia inoppugnabile e quindi incontestabile. Questo senso ingenuo e allo stesso tempo potente che anche la vita segua le stesse regole di un algoritmo lo rende spesso detestabile, ma alla fine fa di lui l’unico che ha sostanzialmente ragione. Il che, come si capisce, non è sempre ciò che conta.

(Quella che segue ovviamente è la parte ossessiva del post).

Int. second deposition room

Lawyer
So it’s safe to say you were aware that my clients had money?
Mark
Yes.
Lawyer
Let me tell you why I’m asking. I’m wondering why, if you needed a thousand dollars for an internet venture, you didn’t ask my clients for it. They’d demonstrated to you an interest in this kind of thing so–
Mark
I went to my friend for the money because that’s who I wanted to be partners with. Eduardo was president of the Harvard Investors Association and he was my best friend.
Lawyer
Your best friend is suing you for 600 million dollars.
Mark
I didn’t know that, tell me more.

 

51 yea votes is what we see on the screen before a drop of wine is swallowed

Posted by on mar 22, 2010 in sorkinismi, splinder, teledipendenze, west wing | 3 Comments

Che siamo ripetitive non è di certo una novità, che siamo fissate pure, che poi abbiamo ormai un solo argomento in ogni occasione pubblica o privata neanche a dirlo. Quindi a questo punto non vedo perché farsi degli scrupoli a citare per l’ennessima volta la stessa serie, la stessa scena, la stessa massima di vita. Ora io non so voi cosa facevate ieri sera mentre voto dopo voto la riforma sanitaria di Obama riusciva infine a passare. Io pensavo a lui e a questa scena qui.

Continua…

People who are interested in fonts

Posted by on set 7, 2009 in brevi dal mondo, ipoteticismi, splinder | 5 Comments

Poi non dite che sono io quella fissata. C’è gente che si fa prendere dagli attacchi isterici (via marina) perché il catalogo di Ikea ha cambiato il tipo di carattere. Il font. Ebbene sì, il font. Da Futura a Verdana. E pensare che il Verdana è da sempre il mio carattere preferito, solo che poi uno si evolve e insomma io da Verdana ero passata a Futura. Mi ero evoluta in senso inverso. Ma poi Futura non rendeva bene su questo blog e allora sono passata a quello che c’è adesso. Comunque nessuno ne parla, ma il vero dramma, come diceva lei, è che il catalogo è drammaticamente rimpiccolito. Siamo al punto che ci restringono anche i sogni.

This is the time to remember, cause it will not last forever

Posted by on set 5, 2009 in splinder, teledipendenze | One Comment

For the first time since Franklin D. Roosevelt was president, "The Guiding Light" will be extinguished. The soap opera that started as a radio program in 1937 and moved to television in 1952 goes off the air Sept. 18


Dopo 72 anni finisce anche Sentieri
. Perdiamo l’unica certezza che c’era rimasta e non è poco. Ora non fate quella faccia. "You don’t have to be a fan of the show, or of the soap opera genre it pioneered, to feel a sense of gravity at the demise of Guiding Light".

La legge ineffabile di Ikea

Posted by on ago 30, 2009 in ipoteticismi, splinder | 7 Comments

Vai all’ikea, sta lì per ore. Valuti con attenzione ogni cosa, ogni più piccola scatolina. Passi in rassegna le cose nuove, riguardi velocemente quelle vecchie. Provi ogni poltroncina, confronti tutte le opzioni. Ti trascini dietro sacchi gialli, poi carrellini, infine ti arrendi e prendi il carrellone gigante. Lo riempi di ogni cosa perché "è chiaro che mi serve". Lo guidi in mezzo ai barattolini di vetro, fai slalom tra le cornici, aggiri i vasetti di piante. Subisci un deragliamento tra lo scaffale 10 e lo scaffale 12. Invecchi quattro o cinque anni in fila alla cassa. Ti industri a infilare tutto nelle buste di cartone, poi di nuovo nel carrello, infine nel portabagagli dell’auto. Arrivi a casa, ti carichi gli scatoloni su per le scale. Chiudi la porta, guardi nelle buste e ti accorgi che non hai comprato niente. Niente di niente. E dovrai tornare.

Magari poi ci scrivo anche eh

Posted by on ago 29, 2009 in ipoteticismi, me, splinder | 11 Comments

Ho spostato qualche mobile, ho cambiato le tende e imbiancato le pareti. Ora c’è più spazio e mi sembra un po’ più in ordine. Chissà che non mi torni anche la voglia di scriverci ogni tanto. D’altra parte ormai siamo a settembre, fra poco si torna a scuola: è inevitabile fare anche i buoni propositi per l’anno nuovo.

Marchio di fabbrica

Posted by on lug 7, 2009 in ipoteticismi, me, splinder | 2 Comments

Collega gravida si avvicina al mio posto.

- Mi accompagneresti a un negozio qui vicino? volevo vedere delle scarpe – come diresti tu – buffe.
- Quale negozio?
- Quello che c’è in una piccola traversa di via dei giubbonari.
- Ah sì certo, il negozio di scarpe buffe!

Doctor Greene, coming?

Posted by on giu 19, 2009 in splinder, teledipendenze | 4 Comments

1994 – 2009. [Stasera è andata in onda l'ultima puntata]

Lo scrivo qui altrimenti poi mi dimentico

Posted by on giu 5, 2009 in splinder, teledipendenze | 4 Comments

Seguire le ultime puntate di ER è un po’ come rivedere i compagni del liceo dopo 20 anni. C’è lo stesso senso del tempo che passa e non torna più, la stessa tenerezza verso quei difetti che si ripetono uguali nonostante gli anni, la stessa inesorabile consapevolezza che si è irrimediabilmente invecchiati. C’è una sola cosa però che è rimasta esattamente uguale: l’effetto che fa George Clooney in camice blu (con le solite parole mangiate, con la solita testa pendente e perfino l’infermierina dai capelli ricci che ha sempre il solito sguardo incazzato). Stasera va in onda anche in Italia (RaiDue, ore 21) la puntata che ha visto il suo ritorno nei panni di Doug Ross. Saranno brevi ma intensissimi momenti.

Insanity laughs under pressure we’re cracking…

Posted by on apr 28, 2009 in in red, splinder, studio 60, teledipendenze | 6 Comments

Doveva succedere un evento del genere perché io tornassi a scrivere. Tanto lo so che è quello che pensate. D’altra parte succede raramente, ma è in giornate come questa che tutto il confuso affannarsi su mille cose diverse, diversissime, spesso antitetiche, sembra avere un senso. Insomma ci deve essere un motivo se nel lontanissimo marzo 2006 ho cominciato a fremere, a rompere, a scalmanarmi per Studio 60 e tre anni dopo, per vie che mai avrei immaginato, mi sono ritrovata in conferenza stampa a saltellare sullo spottino di Red. Per poi essere goffamente beccata con la coda dell’occhio dal nostro segretario generale – perché la vita ha sempre la sue sottili vendette – ma questa è un’altra storia.

In realtà mi sono resa conto dell’eccezionalità della messa in onda solo ieri pomeriggio mentre sbirciavo lei che registrava. Ascoltando gli aneddoti, i collegamenti e le citazioni che ogni volta elencava ho pian piano cominciato a ricordare tutti i motivi per cui all’epoca mi scaldavo tanto e tutte le cose che non ho potuto dire perché di fatto qui in Italia non l’abbiamo mai visto (sì, lo so è andato su mediaset premium). Dunque stasera è la volta buona. E ovunque sarete l’importate è che saremo ancora un gruppo d’ascolto.